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23 Aprile 2010 ARCHEOLOGIA
ANSAmed
ARCHEOLOGIA: PARTE DA EGITTO RISCOSSA PER REPERTI RUBATI
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ROMA - La stele di Rosetta, il busto di Nefertiti, i marmi del Partenone, ma anche il copricapo piumato di Montezuma e il tesoro Inca: e' lunga la lista di opere d'arte che hanno 'lasciato' i Paesi d'origine nei secoli passati e che ora i proprietari vorrebbero riavere. Un tema spinoso, al centro della due giorni sulla protezione e restituzione del patrimonio culturale organizzata dal Consiglio Superiore delle Antichità del Cairo per fare il punto della situazione, stilare un elenco accurato delle rivendicazioni e decidere una strategia comune. Anima dell'evento, conclusosi oggi, e' il segretario generale dell'istituto egiziano Zahi Hawass, noto alle cronache per la sua verve combattiva che dal 2002 ha messo al servizio della causa: far rientrare in patria i numerosi manufatti egizi sparsi ai quattro angoli del mondo, 31 mila dei quali in questi otto anni gia' tornati in patria. Sua in particolare la querelle con il Louvre l'anno scorso, quando ruppe i rapporti con il museo parigino fin quando non ottenne alcuni frammenti di un affresco provenienti da una tomba egizia della Valle dei Re di Luxor. Non sono migliori i rapporti fra Zawass e il Museo Nuovo di Berlino, attuale custode del prestigioso busto di Nefertiti che l'Egitto rivuole ma sul quale i tedeschi non transigono sostenendo di averlo acquistato legalmente un secolo fa. Fra le rivendicazioni piu' note c'e' anche la stele di Rosetta, ritrovata dai francesi nel 1799 e consegnata due anni più tardi alla Gran Bretagna. Ma anche la statua di Hemiunu anch'essa a Berlino e la statua di Ramses II in Italia. All'evento - ha detto oggi Zawass nella conferenza stampa conclusiva - hanno partecipato una trentina di Paesi - fra cui Cina, Grecia, Iraq, Libia, Siria e Spagna e Italia - tutti con vari reclami da presentare. E che lanciano ''un messaggio forte'' al mondo intero, ha detto ancora Zawass, per far sapere che ''vogliono battersi uniti'' per il proprio patrimonio perduto. ''Ciascun Paese ha sofferto da solo, specialmente l'Egitto - ha dichiarato - lotteremo insieme''. Dello stesso avviso la rappresentante del Ministero della Cultura greco Elena Korka, secondo cui ''questa conferenza dimostra l'importanza che molte nazioni mettono nell'unire le forze''. ''Non si tratta - ha aggiunto - di una questione di legalita' quanto di buona volonta', che non puo' rientrare in un paragrafo di legge''. La Grecia da trent'anni chiede a Londra la restituzione di alcuni marmi del Partenone presi da Lord Engin nel 1800 e custoditi al British Museum. Nell'incontro odierno si e' stabilito di riconvocare la conferenza ogni anno e di stilare una lista dei Paesi coinvolti nell'iniziativa, lista che sara' annunciata tra circa un mese. Uno strumento a favore delle rivendicazioni potrebbe arrivare da una modifica della Convenzione Unesco che vieta l'esportazione e il possesso di antichita' rubate dopo il 1970: un limite temporale che i partecipanti al summit vorrebbero far arretrare in modo da avere un mezzo legale per ottenere reperti trafugati prima. E sul furto di reperti di e' espresso duramente Zawass, mettendo sotto accusa i musei e il loro ruolo nella compravendita di manufatti rubati. A margine della conferenza, e' stata allestita al Museo Egizio un'esposizione con alcuni reperti di cui il Cairo è tornato recentemente in possesso, fra cui il busto in calcare di Amenhotep III - rientrato dal soggiorno londinese - insieme alla statua di Nefer-Renpet e quella del Sacerdote del Dio Montu, provenienti rispettivamente dalla Germania e dai Paesi Bassi.