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24 Marzo 2010 ARCHEOLOGIA
aezio ilfattostorico.com
I corpi sepolti due volte
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Una ricerca dell´INAH evidenzia che gli indigeni della Cape Region (Bassa California del Sud, Messico) disseppellivano regolarmente i corpi in decomposizione e gli staccavano braccia, gambe e teste. Poi riseppellivano tutto insieme.

Di queste "doppie sepolture" ne sono state trovate 157, 56 delle quali nella solo sito di El Conchalito. Vennero praticate all´incirca dal 300 a.C. al XVI secolo, cioè quando arrivarono gli europei.

Immediatamente dopo il decesso, i candidati per la doppia sepoltura venivano avvolti in pelli animali e legati saldamente in posizione fetale con corde di agave. Ogni cadavere veniva poi posto in una fossa individuale poco profonda sopra ad un letto di conchiglie e sotto a una miscuglio di carbone, terra e ancora conchiglie. Infine veniva tutto ricoperto con della sabbia.

"Sembrerebbe che questa fosse la fine del funerale, ma l´abbondanza di resti sezionati mostra chiaramente che non era questo il caso – anzi, era solo la prima parte", dice l´antropologo Alfonso Rosales-Lopez.

Per questa cultura indigena "il concetto della morte non esisteva (nel senso biologico che intendiamo noi); si pensava che i cambiamenti fisici facessero cessare il dolore, e loro credevano che, sezionando i resti, gli individui si sarebbero liberati della sofferenza", continua Rosalez-Lopez.

Dopo 6-8 mesi, il corpo – ormai decomposto – veniva esumato. A quel punto arti, anca e in alcuni casi anche il cranio, venivano facilmente staccati e posizionati vicino al corpo; e infine, riseppelliti.

Rosales-Lopez pensa che questa pratica, oltre a liberare l´individuo dal dolore, lo rendeva automaticamente un "guardiano".

Vicino alle sepolture sono stati trovati anche strumenti di pietra e resti di cibo.

È difficile comprendere il significato di questi rituali: i gruppi della Cape Region si sono estinti culturalmente più di due secoli fa, e su di loro rimangono solo pochi racconti etnografici.

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