Nel 2003, mentre a Reggio divampava la polemica contro la giunta Chiaravalloti e la città insorgeva contro la clonazione dei Bronzi, uno scultore di Rieti, Dino Morsani, ne aveva fatto le copie e le aveva vendute ad Atene perché venissero esposte alle Olimpiadi dell'anno successivo. Cosa che poi non si avvenne, ma i Guerrieri copiati, praticamente conformi agli originali (ci sarebbe solo un centimetro di differenza in altezza per uno dei due) si trovano adesso in bella mostra nel Salone dei Congressi di Tebe, con lo sfondo di Micene!
La clamorosa rivelazione arriva dal professor Paolo Moreno, considerato il massimo esperto mondiale di bronzistica, durante una dotta conferenza tenuta nella sala "Giuditta Levato" di Palazzo Campanella per inaugurare, assieme al presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova e alla soprintendente archeologica Simonetta Bonomi, la fase di restauro delle due straordinarie opere d'arte. In realtà Moreno ne parla con assoluto candore e senza alcuna enfasi in un passaggio della sua lezione. Evidentemente non sa di dare una notizia inedita a queste latitudini, tanto da aggiungere che «se la città ne vuole a sua volta una copia per farla girare per il mondo può chiederla...». Incredibile: nello stesso momento in cui a Reggio scoppiava la rivoluzione a difesa dell'intoccabilità dei Bronzi, le copie erano già cotte e mangiate.
Il prof. Moreno gode di fama planetaria. Nel 2004 ha ricevuto il Premio Internazionale Tarquinia-Cardarelli, sezione Archeologia, con la motivazione che gli si deve il nuovo corso nella storia dell'arte antica: per la prima volta ha valutato l'insieme degli originali greci continuamente recuperati attraverso scavi, rinvenimenti subacquei, ricomposizioni da frammenti nei depositi dei musei o ricognizioni di capolavori misconosciuti. Tale è l'arricchimento in quantità e qualità del contenuto della disciplina che si è potuto estendere a tale ambito il linguaggio critico maturato dagli storici dell'arte moderna.
Nel 1998 ha scritto un volume fondamentale sui Bronzi di Riace, così commentato dalla critica: «Se cerchiamo una scrittura che promuova la bellezza antica, che risponda alla voglia di grandezza in una società immiserita dal malessere, questo libro ci porta a contemplare lo stato nascente della perfezione, a scoprire l'origine della scultura classica. L'autore palesa il carattere dei personaggi, dalla struttura fisica alla posa, al contenuto psicologico, per arrivare ai valori simbolici, di natura mitologica e storica: una trasparente verità, che attendeva l'interprete capace di parlare al nostro tempo».
Il preteso mistero del Maestro di Olimpia si risolve nell'attribuzione dei due Bronzi del Museo di Reggio Calabria rispettivamente ad Agelada di Argo e ad Alcamene di Lemno, che sarebbero gli autori della stessa decorazione del Tempio di Zeus. Alla volontà di emancipazione dal predominio spartano si offre il messaggio ateniese, che segna l'evoluzione stilistica tra le sculture di Olimpia e i Sette a Tebe, innalzati sull'Agorà di Argo. Da questo gruppo vengono il Tideo (Bronzo A di Riace), che ha i denti foderati d'argento a manifestare la ferocia con cui avrebbe divorato il cervello dell'avversario Melanippo. Secondo i versi di Eschilo, il malvagio principe di Calidone guarda ostilmente Anfiarao (Bronzo B), mite indovino costretto alla guerra, assorto nella visione profetica. Testimonianze tratte dalla ceramica attica e dalle copie romane popolano la falange, che si pone a modello di uno straordinario cantiere: Mirone, Fidia e Policleto sono i discepoli del bronzista argivo che ne diffondono la lezione in un arco immenso, fino a mutare le sorti dell'arte greca, quindi europea.
L'inizio del restauro parte col botto. La dottoressa Bonomi si concentra sugli eventi che ne faranno corona e registra: «Grazie alla generosità del presidente Bova, Palazzo Campanella è diventata la nuova casa dei Bronzi e di altri eccezionali reperti». E Bova: «Quello che stiamo facendo è il segno di una scommessa».
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