Dal 5 marzo si inaugura presso i Musei Capitolini l´esposizione "L´Età della Conquista. Il fascino dell´arte greca", che fa parte del ciclo "I Giorni di Roma". Una buona occasione per riflettere su un´epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica. Il percorso espositivo parte dalla seconda guerra punica (III secolo a.C.).
Come afferma il grande studioso Tonio Hölscher nel suo libro Il linguaggio dell´arte romana (Einaudi, 2002), a parte rare eccezioni, le opere d´arte romana corrispondono talmente poco all´idea moderna di un´arte creativa, che la ricerca ha dovuto fare un enorme sforzo teoretico per comprenderle. Fintanto che l´arte romana era vista come "dipendente" dai modelli greci, non era perciò considerata "originale". A partire da venerdì prossimo 5 marzo sarà possibile ammirare e comprendere bene il sistema semantico dell´arte romana visitando la mostra "L´Età della Conquista. Il fascino dell´arte greca" (la prima del ciclo "I Giorni di Roma") che offre l´occasione per riflettere su un´epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica. I Musei Capitolini inaugurano questo ciclo di mostre tese a restituire un´idea complessiva sul modo in cui i romani riuscirono a elaborare un proprio linguaggio artistico sulla base della cultura figurativa greca.
Il percorso espositivo partirà dalla seconda guerra punica (III secolo a.C.) per arrivare alla cultura artistica dei decenni in cui Roma giunse a espandere progressivamente il proprio controllo su tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alle coste dell´Asia Minore. Si potranno ammirare i reperti che più esprimono il consolidarsi del prestigio romano attraverso un periodo tra i più innovativi e originali per l´intero sviluppo dell´arte occidentale, con una esposizione di capolavori provenienti dall´area del Mediterraneo, tra imponenti statue in marmo, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento. La prima Mostra del ciclo sarà l´inizio di un viaggio nell´evo luzione del concetto e delle forme dell´arte classica della Roma della fine del III secolo a. C.
I reperti che si potranno ammirare spazieranno dall´ambito religioso, in cui sono presentati frontoni e statue di divinità come quello di San Gregorio dei Capitolini, alle statue di terracotta del British Museum, fino ai monumenti onorari. A cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, con l´allestimento di Margherita Palli e Luca Ronconi, "L´Età della Conquista. Il fascino dell´Arte Greca a Roma" è la prima del progetto di cinque mostre che abbraccia un arco di tempo di trecento anni: dal III al I secolo a.C. Si tratta di un´iniziativa promossa da Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Commissione Cultura, Sovrintendenza ai Beni Culturali, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura e MondoMostre. È un ciclo di mostre che parte dalla Roma tra il III e il I secolo a.C. e si conclude quando Roma diventa l´unica potenza egemone dell´intero bacino del Mediterraneo.
Il mutamento di gusti, che si trasformò in rivoluzione culturale, fu determinato a conclusione delle vittoriose campagne militari in Grecia e Magna Grecia con le ingenti quantità di denaro e i ricchi bottini di guerra. Le opere d´arte greche esibite nel corso della processione trionfale dei generali erano di una qualità mai ammirata prima, talvolta venivano utilizzati anche materiali come perle o pietre preziose. Al seguito dei condottieri, arrivarono a Roma un gran numero di artigiani greci, architetti, medici e artisti. Così, nonostante la resistenza della fazione conservatrice di Catone, una rapida "ellenizzazione" mutò per sempre l´Urbe anche attraverso la commistione di modelli greci e romani, come nel caso di uno dei Templi di Largo Argentina: un edificio circolare, tipicamente greco, costruito tuttavia su un alto podio come consuetudine italica. Un discorso analogo vale per i monumenti onorari: sul basamento delle statue onorarie dei generali romani compaiono iscrizioni in greco, come per la statua bronzea di Flaminio al Circo Massimo.
Spesso gli stessi abiti dei personaggi raffigurati sono di fattura greca, come la statua di Scipione Asiageno sul Campidoglio e così via. Nella Roma all´apice dello splendore, l´arte diventa così un veicolo privilegiato per esprimere non solo messaggi estetici ma anche politici, ideologici e morali: forme specifiche, mutuate dall´arte greca, comunicano altrettanti valori specifici, squisitamente romani. È infine ottima l´idea di suddividere la Mostra in cinque cicli perché sono talmente tanti e diversi i reperti esposti che metterli tutti insieme non avrebbe dato il giusto peso a ciascun periodo storico artistico. Il linguaggio dell´arte romana è talmente diverso, a seconda dei periodi storici, che vedendolo suddiviso si mette in luce il suo sistema semantico, la sua grammatica. Visitare la Mostra "I giorni di Roma" è dunque un buon modo per entrare in contatto con il sistema semantico dell´arte romana, spesso - ma non sempre - contaminato da quello dell´arte greca.
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