L´Associazione Nazionale Archeologi esprime apprezzamento per le dichiarazioni rese oggi all´Università dell´Aquila, dal Presidente della Camera dei Deputati on. Gianfranco Fini, il quale ha sottolineato che la capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato e efficiente si misura con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi ma sempre nel supremo rispetto della legge. In uno Stato di diritto le procedure non devono e non possono essere considerate come inutili orpelli da derogare fin troppo facilmente.
«Eppure troppo spesso stiamo assistendo in Italia – afferma il Presidente dell´Associazione Nazionale Archeologi, Tsao Cevoli – alla pratica di derogare rispetto alla normativa ordinaria, proprio nel settore dei beni culturali. Di recente proprio in Abruzzo, dove, nonostante gli innumerevoli appelli della nostra associazione e di tutta la comunità scientifica, gli interventi di rimozione delle macerie, di ricostruzione e di costruzione di nuovi insediamenti non hanno posto alcuna attenzione alla salvaguardia dei beni archeologici, nonostante moltissimi archeologi e professionisti dei beni culturali italiani avessero immediatamente messo a disposizione delle Istituzioni. Il contributo sarebbe stato volontario e gratuito proprio per garantirne la tutela senza gravare né sui costi né sui tempi dei lavori.
Esiste il forte rischia che lo stesso accada a breve al patrimonio archeologico di Roma, . Un´ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri commissaria in pratica tutta l´area della capitale, esautorando completamente il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze. Siamo fortemente preoccupati per il rischio che, come dimostrano le recenti cronache giudiziarie, le deroghe alle regole della tutela finiscano per dare spazio agli interessi privati o di imprenditori senza scrupoli, a danno del patrimonio culturale che costituisce un bene della collettività tutelato dalla Costituzione. È perciò urgente che si ristabiliscano nelle loro piene funzioni il Ministero il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze. Senza ciò, le opere per i 150 dell´Unità d´Italia e i lavori infrastrutturali in corso a Roma rischiano di essere ricordati come la più grande e violenta devastazione del patrimonio archeologico e artistico subita dalla capitale dall´epoca delle invasioni barbariche ad oggi»
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