sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
12 Marzo 2010 ARCHEOLOGIA
Laura Bellomi Repubblica.it
Milano. Piove sugli affreschi del Seicento nella cascina che fu dei Borromeo
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Alla Cascina Robarello, in fondo a via Lorenteggio, i fregi seicenteschi di quella che fu una residenza della famiglia Borromeo marciscono sotto l'acqua. Il tetto è crollato, ormai un anno fa, e da allora i puttini con gli occhi verso l'alto guardano davvero nuvole, sole e stelle: niente li separa dalle bellezze del cielo come dalle intemperie.

Mentre Comune, Sovrintendenza e proprietari cercano di trovare un accordo per ridare un tetto alle decorazioni, i colori deperiscono. «Il tetto è crollato tutto d'un botto, portandosi dietro le travi e il soffitto a cassettoni - dice Gaetano Pecora, proprietario dell'ala di cascina con gli affreschi - lanciamo un ultimo allarme: non si può aspettare oltre, bisogna intervenire prima che sia troppo tardi». A difesa della cornice floreale è intervenuta anche la Sovrintendenza, che ne ha imposto la tutela. «Lettere, raccomandate, saggi e relazioni tecniche, alle nostre richieste di restauro, il Comune per ha sempre fatto finta di nulla - racconta Gaetano Pecora - l'ultima richiesta all'ufficio tecnico l'abbiamo inoltrata settimana scorsa. Risultato, non è cambiato niente». Nessun documento ufficiale, da parte dei tecnici del Comune però, una risposta orale c'è stata: «Dicono che l'area è inserita in un piano attuativo a iniziativa pubblica, e che lavori straordinari non sono possibili. Ma per sistemare un tetto intero in queste condizioni non possiamo certo agire per via ordinaria», spiega Salvatore Pecora, figlio del proprietario che in questi anni si è dato da fare fra documentazione e solleciti. In fondo a via Molinetti di Lorenteggio, davanti a quello che doveva diventare un deposito container delle ferrovie e che oggi invece è una struttura di cemento e ferro ridotta a uno scheletro, i proprietari iniziano a chiedersi se gli interessi dell'amministrazione per l'area non siano altri: «Fra le ipotesi di sistemazione di questo tratto di terreno lungo il Naviglio c'è quella di far proseguire la strada che dal cavalcavia Giordani oggi si interrompe con una bretella incompleta che punta dritta alla cascina. Già anni fa, per far passare la fogna è stata abbattuta la cappella, non vorremmo che gli affreschi e la corte facessero la stessa fine». I lavori dunque, restano al palo. Ma se le mappe dell'Ottocento parlano di due corti, una rustica e una civile rivolta verso il Naviglio, un giardino con peschiera, pergolati, viali e ripa piantumata, oggi il panorama della cascina è ben diverso: «Anni di abbandono e l'impossibilità di intervenire con i lavori hanno reso il posto desolante, nonché richiamo per senza tetto e disperati in cerca di un rifugio», dice ancora Gaetano Pecora. Il piccolo gioiello alle porte di Milano, rischia di fare una brutta fine. Eppure, secondo i rilievi degli esperti, gli affreschi sarebbero una derivazione delle Imprese sacre di Paolo Cesare Arese, vescovo e artista, oratore funebre di Federico Borromeo nel 1631: «Il fregio alterna un motivo ornamentale a girari floreale con putti alternati a quattro emblemi: il rametto di Corallo col motto Indurabitur, la Bilancia col motto Gaudet sorte, l'Elefante e un frammento della Fortuna», si legge nella relazione dello storico dell'arte Andrea Spiriti. Per riparare i colori i proprietari hanno cercato di sistemare alla meglio dei teli di cellophane. I motti affrescati, possono solo cercare di farsi beffa del destino, ma vento, neve e pioggia non fanno sconti

TAG: Restauri