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24 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
Antonio Cangiano napoli.com
Ristorante nel tempio romano
tempo di lettura previsto 4 min. circa

Napoli, Calata del ponticello a Marechiaro. La struttura definita tempio della Fortuna databile intorno al I- II secolo d.C. è oscurata, inglobata come servitù del vicino ristorante; e ciò accade a soli pochi passi dalla più celebre e rinomata "fenestrella".

Accade anche questo a Napoli, città variopinta e dalle mille contraddizioni; mangiare frittura di pesce e calamari, spaghetti a vongole ed arrosto di pesce tra le mura di un antico tempio romano.

I resti dell'antica struttura sono ben visibili a tutti coloro che si affacciano dalla terrazza panoramica prospricente la famosa "finestrella" sulla scogliera tanto decantata da Salvatore di Giacomo.

Parte di una murazione in opera reticolata (opus reticulatum) e laterizi, la cella del tempio, ospita infatti, una dipendenza del ristorante che ha provveduto premurosamente a ricoprire con tettoia e pannelli in plexiglas l'area d'interesse archeologico per renderla più confortevole ai propri clienti.

L'ambiente così ricavato è decisamente suggestivo per la ristorazione ma altrettanto anomalo per la legalità.

All'esterno, ancora, tavoli e gazebo oscurano i resti di una colonna romana in marmorino, parte superstite di un più ampio portico a colonne (porticus) che doveva essere ornato da statue, e marmi pregiati, posto su di un alto podio a gradini andato perduto per far posto alla terrazza. Un tempio romano, dedicato alla fortuna virile, dunque quello di Posillipo, con una vista sorprendente che dava direttamente sul mare.

La vicenda è cosa nota agli addetti ai lavori, spiega il responsabile attività divulgazione scientifica del centro studi interisciplinari gaiola, un'associazione onlus che dal 2004 lavora d'intesa con la sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli alla tutela e riqualificazione dell'immenso patrimonio naturalistico, storico e culturale della Città di Napoli.

Obbiettivo fondante del C.S.I. Gaiola che racchiude al suo interno giovani professionisti sia nel campo delle Scienze Ambientali marine e delle Scienze Naturali classiche, che in quello dall´Archeologia e della Conservazione dei Beni Culturali è la valorizzazione delle risorse naturalistiche e storico-archeologiche della costa di Posillipo mediante un´attenta attività di divulgazione delle proprie conoscenze attraverso mostre, convegni, seminari, visite guidate e corsi di educazione ambientale nelle scuole.

Ci sono voluti 30 anni di battaglie legali per espropriare terreni oggetto d'interesse archeologico.

I resti presenti in discesa Marechiaro rientrano infatti un più ampio contesto di probematiche giudiziarie che interessano beni di tutela archeologica che ricadono alll'intero del comprensorio di posillipo; da cala trentaremi, alla discesa gaiola, a Marechiaro. Talvolta hanno portato a dei risultati concreti, ovvero a degli espoprori, ma il più delle volte si sono ripiegati in strascichi giudiziari dalla lunga e difficile soluzione.

Tutta la zona di posillipo sarebbe da scavare, è una "piccola Pompei", aggiunge ancora il responsabile della onlus, ma tutto quello che era in area deamniale pubblica è stato rubato o coperto per far posto a più recenti costruzioni, le strutture meglio conservate giacciono attualmente sott'acqua.

Il ristorante si presume abbia la concessione per occupare l'area con tavolini all'esterno mentre l'opera di fianco alle mura in opus reticolatum ufficialemnte forse potrebbe essere stata dichiarata come struttura removibile e pertanto non in contrasto alla normativa vigente, oppure ancora il proprietario abbia ottenuto la licenza impegandosi con la sovraintendenza a tutelare il bene archeologico scoperto.

Ma sono solo delle supposizioni, resta comunque il problema che se si procede con l'esproprio bisognerebbe poi tutelare il bene espropriato con seri rischi per le opere che si vorrebbero tutelare, poiché potrebbero "sparire" se ostacolassero la consueta conduzione degli esercizi commeriali della zona.

Ma il tempio della Fortuna non sarebbe l'unico caso di mala gestione presente nel comprensorio. Il "Lido marechiaro", anch'esso soli pochi passi dalla fenestrella, per consentire la costruzione del solarium e della piattaforma di legno annessa, avrebbe conficcato i pali di sostegno direttamente sulle antiche strutture romane sommerse, pertanto parte della struttura poggierebbe sul vecchio molo di soprafflutto romano. Caso analogo quello del "Lido le rose" la cui piattaforma prendisole poggia viceversa sull'antico molo di sottoflutto.

Ma ci sono anche buone notizie: l'esproprio sul vallone in zona ristorante il "Sombrero". Dove il vallone scende a mare c'è di tutto di più! esordisce il tecnico. Parte finalemente il progetto di recupero. La zona interessata dagli scavi è quella che si biforca in due canali di ruscellamento: quello più conosciuto e rilevato della gaiola e quello non ancora del tutto esplorato della "Cala dei lampi" dove si sono individuate antichi resti di strutture romane che insistono sulla terraferma, opere ben visibili dal mare.

Dunque il complesso archeologico di pausyllipon tra alterne vicende non mancherà di sorprenderci con interessanti e nuove scoperte, una vera e porpria fucina di ritrovamenti archeologici di rilievo e non solo cucina di spaghetti al pomodoro e frittura di pesce da consumare nel tempio con vista mare.