Un gruppo di scienziati dell´Università di Cambridge sfata il mito secondo cui l´evoluzione dei primati corrisponde all´ingrossamento dei loro cervelli. Questo studio può essere utile per risolvere il mistero dell´Homo floresiensis – soprannominato ´Hobbit´ a causa della bassa statura.
L´analisi dei fossili ha permesso di ricostruire l´evoluzione del cervello di 60 specie di primati: 37 esistenti e 23 estinte.
I risultati mostrano che per una minoranza di specie la dimensione del cervello è diminuita col tempo, per esempio quello dei generi microcebus (i cosiddetti lemuri-topi), callithrix e i cercocebi.
Per contrasto, i ricercatori non hanno trovato una complessiva tendenza all´aumento della dimensione del corpo, suggerendo che cervello e massa corporea dei primati sono soggetti a ´trend´ selettivi separati.
Per esempio i gorilla hanno grandi cervelli, ma la loro massa corporea è aumentata molto di più di quella cerebrale. Al contrario, gibboni e colobi hanno aumentato la massa cerebrale e diminuito quella corporea.
Ora: quale sia la natura dell´Homo floresiensis – vissuto fino a 13000 anni fa e scoperto sull´isola di Flores (Indonesia) – è una questione ancora aperta.
Alti appena un metro, gli hobbit erano senza mento e avevano braccia lunghe, polsi da gorilla e piedi estremamente lunghi. E un cervello piccolo.
Secondo alcuni erano uomini moderni affetti da nanismo insulare o pigmei affetti da microcefalia; per altri erano una vera specie del genere Homo (l´ultima a convivere con l´Homo sapiens); per altri ancora non erano nemmeno del genere Homo, ma un gruppo di hominini (la tribù di cui fanno parte i generi Homo, Australopithecus, Ardipithecus, ecc.).
Come spiega il co-autore dello studio Stephen Montgomery, le piccole dimensioni di corpo e cervello dell´Homo floresiensis non sono necessariamente la conseguenza di una devoluzione degli esseri umani (vedi le prime due ipotesi sopra), ma sono compatibili anche con un´evoluzione della specie.
L´autore dello studio Nick Mundy aggiunge: "È probabile che le riduzioni della dimensione del cervello [dei primati] avvenne [in seguito al] cambiamento dei bisogni ecologici delle specie; ciò vuol dire che a volte gli individui con cervelli più piccoli sono favoriti dalla selezione naturale".
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