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15 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
MICHAEL FITZGERALD The Wall Street Journal
I dipinti preistorici di Zimbabwe sono un inno alla vita
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La grotta Inanke cave è solo uno dei cento siti dipinti dai San (noti come Boscimani) fra 5000 e 10000 anni fa, che si trovano nel Matobo National Park (Zimbabwe). A differenza delle oscure grotte sotterranee di Lascaux o Altamira in Europa, queste di Matobo si trovano in alto, su pareti granitiche, scolpite sui fianchi delle montagne. Si tratta di incavi ampiamente illuminati e aperti alla vista. Sotto la volta della grotta di Inanke, branchi di giraffe, antilopi, kudu, struzzi ed altri animali corrono per tutta la lunghezza della parete, all'altezza degli occhi, ed offrono una celebrazione della vita che ricorda un dipinto murale del nostro Rinascimento.

Gli animali sono raffigurati con silhouettes d'ocra di diversi colori, con le giraffe finemente modellate in giallo e bianco, che un esperto di arte rupestre africana, Peter Garlake, has definito i più begli animali di queste terre. Non lontano, sette figure umane stilizzate marciano in fila, cone le armi sulle spalle, ed altre figure di uomini corrono intorno agli animali. Non si tratta perù di vere e proprie scene di caccia. Una successione di forme irreali domina il centro e diverse altre zone del dipinto. Una figura torreggia sopra il serraglio, un personaggio diafano di fattezze umane, dalla testa estremamente esile e le braccia che sembrano steli sottili.

Diversamente dalle figure delle grotte Europee, appartenenti a culture ormai morte, queste possono ancora essere lette con chiarezza attuale, perché i pionieri linguisti del sec. XIX hanno appreso la lingua "click" dei San ed hanno documentato i loro racconti, relativi a molte di queste immagini fantastiche, che appartengono alla loro stessa cultura. L'impressionante gigante di Inanke raffigurano quasi certamente uno sciamano San in profondo stato di 'trance', un rituale tuttora praticato presso i San per rivolgersi alle forze della natura e curare le sofferenze.

Nelle credenze dei San è fondamentale il concetto di 'potenza', la misura dell'essenza spirituale che è rappresentata nei dipinti con gli ovali punteggiati dai quali esce il gigante. In relazione con le credenze ancestrali dei San, queste sagome intricate costituiscono evocazioni ampiamente astratte delle forze spirituali che animano la natura.

I dipinti di Inanke si sono probabilmente stratificati nel corso dei secoli, forse dei millenni, e non costituiscono una continuità narrativa, nel senso a questo termine attribuito nell'arte occidentale; inoltre la loro antichità e diversità li rende speciali, come testimonianze e raffigurazioni della cosmologia dei San. Nel 2003, Lo World Heritage Program dell'Unesco ha dichiarato Matobo Hills come uno dei due 'paesaggi culturali', patrimonio universale dell'uomo nell'Africa australe, benché nessuna risorsa finanziaria contribuisca oggi al loro studio o alla loro conservazione. Nonostante la professionalità dei rangers del parco di Matobo, l'instabilità politica ed economica dello Zimbabwe è causa di pericolo per questi dipinti. L'area non è sufficientemente controllata e lascia le opere d'arte esposte ai danni causati dai vandali o dai collezionisti che cercassero di appropriarsene.

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