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15 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
GIACOMO ANNIBALDIS La Gazzetta del Mezzogiorno
Tesori minacciati: i segreti di Egnazia sotto un lido balneare
tempo di lettura previsto 4 min. circa

Un grande capitello ionico, con le volute a spirale, è riaffiorato in questi giorni a Egnazia, uno dei siti archeologici più importanti di Puglia (presso Fasano). È bastato raschiare un po´ il terreno, nella zona denominata Pennagrande, perché il rilevante reperto riemergesse, insieme ai resti evidentissimi di poderose strutture edilizie finora mai considerate.

Chissà cosa si nasconde più in profondo? Forse non lo sapremo mai, se questa zona sarà definitivamente data in concessione perché sorga qui un lido balneare. Sarebbe un vero disastro per il patrimonio culturale di Puglia, perché il territorio interessato è proprio quello compreso tra l´acropoli e il muraglione «messapico» che si staglia miracolosamente - dopo più di duemila anni - tra le onde e il cielo (lo si vede in moltissime foto turistiche) a simboleggiare quanto sa d´antico il nostro mare. E malauguratemente ci toccherà contaminare questi ruderi con ombrelloni, solarii e piattaforme balneari; già, di fatto, sul sito sono state innalzate strutture in muratura (per servizi igienici o di accoglienza) proprio sopra un edificio antico (peucezio, messapico, imperiale, tardo-antico?), con tubature di scolo che intercettano il passato. Intanto i giovani archeologi dell´Università di Bari, diretti da Raffaella Cassano, alacremente tentano di scavare il più possibile, prima del disgraziato stop, che potrebbe venire dal Consiglio di Stato.

A quanto pare il masSimo organo amministrativo ha dovuto dare ragione ai privati, che - con i dovuti permessi - sono intenzionati a intraprendere qui l´attività baln eare. La zona cosiddetta Pennagrande, vincolata dalla Soprintendenza, si estende a ridosso dell´insenatura - molto bella - che costituiva l´antico porto di Egnazia; e il muraglione determinava l´estremo limite della città antica. Solo di recente, sulla spinta della diatriba processuale, aveva cominciato a rivelare - come abbiamo documentato lo scorso anno - un´altra pagina della storia «totale» di Egnazia. A pochi centimetri di profondità era allora riemerso un luogo di culto, costituito da una navata e u n´abside, con due nicchie profonde a formare il transetto. La chiesetta era pavimentata con piastrelle di terracotta, segnate con croci a rilievo. E una croce decorata appariva su una lucerna ritrovata nelle stanze adiacenti.

Una transenna in pietra decorata doveva separare l´aula dei fedeli dal transetto. Sono le monete ritrovate e datate al V-VI secolo a indicarci l´epoca di frequentazione della chiesetta; mentre un «follis» bizantino coniato a Nicomedia suggerisce, per questi secoli, una forte influenza bizantina su questo porto dell´Adriatico; in corrispondenza con la monetazione ritrovata nella parte bassa della città (specialmente la moneta d´oro con l´ef figie dell´imperatore Giustiniano, VI secolo). Adiacente alla chiesa era già emersa un interessante recinto con tre tombe vuote (depredate o preparate per nuove inumazioni e mai riempite?) e una deposizione femminile con spilloni e un vago di collana d´oro (indizio d´eccezione per quei tempi).

Fasano - EgnaziaQuesto un anno fa. Ma oggi le novità si accumulano. Le illustra Raffaella Cassano a un gruppo di studiosi venuti dal Salento con Francesco D´Andria, l´archeologo dell´Università di Lecce, fautore di molte riscoperte nel Salento e anche direttore degli scavi di Hierapolis in Turchia. Accanto alla già nota chiesetta, tracce di mura ben curate e ricoperte da intonacolasciano presagire la presenza di un edificio più ampio e più rilevante: qui d´altronde è riemerso il grande capitello ionico, di carparo locale, che sarebbe databile tra il III e il IV secolo dopo Cristo. Ai lati di questo edificio si aprono cappelle quadrate con sepolcri a cassa: quello già investigato lo scorso anno e un altro in corso di lettura (gli scheletri affiorano).

Non si sa se si riuscirà a compiere indagini più approfondite: è il Leitmotiv della Cassano. Certo, è una lotta contro il tempo. Anche più in là un intrico di muri e di absidi inducono a intuire una tecnica muraria molto raffinata. Per D´Andria potrebbero essere «terme marittime», addirittura edifici imperiali. Il rammarico è evidente (come è possibile che possa avvenire questo dileggio al nostro patrimonio?). Le «terme marittime» mostrano uno scheletro murario senza dubbio più rilevante rispetto alle terme scoperte in pianura.

Ma chi lo potrà dire? E chi potrà assicurare che altre tombe peucezie (o messapiche) si nascondono nel sottosuolo: come quelle scoperte sempre in questa zona, lo scorso anno: erano datate al IV-III secolo avanti Cristo, aveano corredi di vasetti stile «Gnathia» (quelli neri con sovraddipintura bianca). Due monete della Roma repubblicana, di bronzo con copertura argentea (dell´82 e del 56 a. C.) arricchiscono lo spettro cronologico di una città che ha ripreso a raccontarsi. E che soprattutto ci dona la storia, altrimenti ignota, di una città pugliese nei secoli tardo-antichi, dal IV al VII. Con un´economia dettata dal polso energico del vescovo. Ma tutto ciò rischia di essere «messo a silenzio». Qualcosa bisogna fare, per non permettere che la storia sia usata come un parcheggio per bagnanti.