sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
10 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Caput Aquae, "riaffiora" dopo secoli la sorgente dell´acquedotto di Traiano
tempo di lettura previsto 3 min. circa

ROMA - Rimasto sconosciuto fino ai nostri giorni, è stato incredibilmente ritrovato nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di Manziana e di Bracciano, il Caput Aquae dell´acquedotto di Traiano, ovvero la prima sorgente del percorso attorno al lago di Bracciano dell´acquedotto inaugurato nel 109 d.C. per servire la zona urbana di Trastevere.

A fare la scoperta, due documentaristi inglesi, Michael e Ted O´Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani, che si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con straordinarie volte colorate in blu egizio. E l´importanza del ritrovamento è confermata dall´archeologo Lorenzo Quilici, professore di topografia antica all´università di Bologna, che definisce il ninfeo «stupefacente».

Coperto da una grotta artificiale che accoglieva una cappella della Madonna, risistemata agli inizi del Settecento dai principi Odescalchi - anticipa Quilici che il 28 gennaio illustrerà la scoperta insieme con Michael e Ted O´Neill in una conferenza stampa a Roma - è venuto fuori un monumento «che si è rivelato un ninfeo, costruito all´origine delle prime sorgenti dell´acquedotto», un monumento straordinario, dice il professore, «che possiamo paragonare al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria nel Triopo di Erode Attico sull´Appia Antica. Si tratta, racconta Quilici, «di una cappella centrale dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, che si approfondisce ai lati in due bacini coperti da straordinarie volte ancora colorate in blu egizio che, alla base, con un ardito sistema di blocchi messi a filtro, accoglievano l´acqua in due laghetti, dai quali partiva il canale dell´acquedotto». Le strutture, alte fino a 8-9 metri, sono realizzate, spiega il professore, «in opera laterizia e in opera reticolata assai raffinata e gli ambienti, con le volte a botte e a crociera, i pozzi, i cunicoli di captazione che vi si convergono, il canale che principia l´acquedotto sotterraneo sono oggi tutti percorribili perché privati dell´acqua».

Entrarvi al momento è un´avventura, raccontano Michael e Ted O´Neill, padre e figlio, documentaristi per la Meon Htdtv Productions Ltd, perché il luogo, che si trova all´interno di una piccola proprietà dove si allevano maiali, è incolto e soprattutto coperto da un gigantesco albero di fico che con le sue radici scende fino al più profondo del ninfeo, minandone tra l´altro la struttura. Fatica ricompensata però, secondo Quilici, «dall´emozione di accedere a un monumento rimasto segreto per secoli e straordinario nella sua architettura». L´acquedotto di Traiano è stato il penultimo in ordine di tempo degli undici grandi acquedotti che rifornivano Roma antica.

Inaugurato nel 109 d.C, è rimasto praticamente sempre in funzione. All´inizio del Seicento Paolo V lo fece restaurare. L´acquedotto papale prendeva però l´acqua dal lago di Bracciano, come fa ancora all´incirca il condotto attuale, mentre l´acquedotto romano captava lungo il suo percorso le acque delle sorgenti che alimentavano il bacino. Per celebrare la sua opera, Traiano fece coniare anche delle monete sulle quali è raffigurata l´immagine semisdraiata di un dio fluviale sotto un grande arco affiancato da colonne. Per secoli si è creduto che l´immagine rimandasse alla mostra d´acqua che l´imperatore avrebbe costruito sul Gianicolo, anticipando di 1500 anni il fontanone di Paolo V. Ma forse - è l´ipotesi suggestiva degli O´Neill - quello raffigurato sulla moneta è proprio il ninfeo grotta di Bracciano, che ora, è la speranza di Ted e Michael che per questo si sono rivolti alla soprintendenza, dovrebbe essere studiato e restaurato.