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2 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
Marco Del Pasqua viaroma100.net
ITINERARI STORICI: LA VIA CASSIA NOVA TRA LA VALDICHIANA, LA VALDAMBRA E IL VALDARNO SUPERIORE
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Oggi siamo abituati a viaggiare con le nostre automobili su strade che percorriamo spesso quotidianamente, magari nella fretta di andare a scuola, al lavoro o alla stazione dei treni, ma non viene quasi mai spontaneo chiederci perché quella strada, di cui ci illudiamo di conoscere ormai ogni segreto, è stata costruita, quando è stata edificata e soprattutto da chi.

In Toscana, come nel resto d´Italia, non è raro che una strada possa avere origini veramente molto antiche, che possono risalire all´epoca romana, etrusca e anche oltre. Il Valdarno superiore, come la Valdichiana, sono da sempre zone geografiche interessate da grandi vie di comunicazione; oggi dall´Autostrada del Sole e dalla linea ferroviaria direttissima e, nei secoli passati, dalla Via Cassia.

Il percorso della Via Cassia ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli. Mentre il percorso della Via Cassia Vetus è tuttora abbastanza riconoscibile e identificabile, nonostante alcuni aggiustamenti e spostamenti, ben più problematica è l´identificazione del percorso della Cassia Nova da Chiusi a Firenze.

Il tratto della Cassia Vetus da Chiusi risaliva a Tuoro sul Trasimeno, passava poi per Cortona/Camucia, Castiglion Fiorentino, Arezzo, Quarata, Ponte a Buriano e da qui l´itinerario corrispondeva pressappoco a quello dell´odierna Via Setteponti fino a Cascia di Reggello e Pontassieve, per terminare a Fiesole. C´è da notare che il percorso antico era spesso più a valle e più rettilineo rispetto a quello dell´attuale Via Setteponti. Questo perché, nel corso del tempo il terreno è smottato e i torrenti si sono allargati costringendo a deviare la strada più a monte e alla costruzione di curve.

La valle dell'Ambra (Umbro fl.) in epoca romana rappresentò un crocevia importante per le vie di comunicazione a sinistra del fiume Arno. Non ci sono dubbi che la valle fosse attraversata dalla via Cassia Adrianea, il nuovo tronco aperto nel 123 d.C. dall'imperatore Adriano per accorciare le distanze tra Chiusi e Firenze.

Tutta la zona è ricca di testimonianze archeologiche e toponomastiche che dimostrano l'intensa antropizzazione del territorio già in epoca etrusca. Numerosi i reperti ritrovati dall'illustre studioso sangiovannese Alvaro Tracchi che attestano una continuità di insediamento dal periodo etrusco-romano a quello medievale.

Ma da dove passava il percorso della Via Cassia Nova? Nessuno lo sa con precisione. Sappiamo che la Cassia misurava esattamente m 3, 9 di larghezza e che partiva dal Foro Romano per attraversare il Tevere a Ponte Milvio. Da qui diramavano tutte le arterie principali verso l'Etruria Meridionale e si poteva raggiungere Chiusi in tre giorni di cammino. Fin qui gli studiosi sono tutti d'accordo.

L'esigenza di accorciare le distanze impose modifiche successive al percorso viario. Esigenza che porterà la Cassia a allontanarsi sempre più da Arezzo e spostarsi sulla riva sinistra dell'Arno. L'uso diffuso della lastricatura delle strade in Toscana da parte dei monasteri e dei comuni, unitamente all'instabilità dei terreni del Valdarno Superiore hanno confuso e reso quasi irriconoscibili le antiche strade romane.

Esistono comunque delle ipotesi che possono aiutarci. Soprattutto ve ne sono due importanti; una di Mario Lopez Pegna, che individuò un percorso della Cassia nel fondovalle del Valdarno e l'altra, da ritenersi molto attendibile, di Alvaro Tracchi, che invece proponeva un percorso di altipiano sulla riva sinistra dell'Arno. La prima variante importante della Cassia fu costruita in epoca repubblicana. Fu abbandonato il lato orientale della Valdichiana per preferire il più agevole lato occidentale. Il nuovo tratto risaliva la valle da Foiano a Alberolo; da qui proseguiva per Viciomaggio, Rimaggio (nel comune di Pergine Valdarno), Montozzi fino a attraversare l'Arno sul Ponte del Romito, di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti dell'arcata sinistra. La strada proseguiva verso S. Giustino Valdarno dove incrociava il percorso della Vetus (la Setteponti).

Ma anche questo tracciato presento, dopo alcuni decenni, una necessità di accorciamento e revisione. Gli antichi romani, per gestire un impero cosi vasto, preferivano abbreviare le distanze e i percorsi rettilinei delle strade. Basta pensare alla Via Appia Antica, la "regina viarum", che dall'attuale Porta di S. Sebastiano andava in direzione di Brindisi con un iniziale percorso rettilineo lungo ben novanta chilometri, fino all´odierna Terracina.

Nell'affascinante ipotesi proposta da Alvaro Tracchi, la Cassia Nova, passava da Sinalunga, Monte S. Savino, Ciggiano, risaliva la valle dell'Esse e entrava in Val d'Ambra al valico di San Pancrazio. Scendeva quindi verso Capannole, la cui zona presenta numerose testimonianze di epoca romana e attraversava l'Ambra su un ponte di cui esistono alcuni resti.

Secondo però Targioni Tozzetti, la Cassia attraversava l'Ambra a Pogi sullo splendido ponte medievale che possiamo ammirare ancora oggi le cui fondamenta sono di epoca romana. Tornando però all'ipotesi Tracchi, una volta attraversato l'Ambra, la strada risaliva verso Panzano, Tontenano e L'Ospedale (Hospitale S. Marci de Sietrena) documentato fin dal XIII secolo.

La Cassia Nova passava per Galatrona e Mercatale, poi proseguiva per Rendola, Cocoioni e Caserottole, Fontebussi e poi Cavriglia, che poteva essere l'antica Bituriha indicata sulla Tavola Peutingeriana. A nord di Cavriglia la strada è di difficile identificazione a causa della devastazione ambientale derivata dagli scavi minerari.

Si può supporre un tratto da Cavriglia, passando sotto la pieve di San Pancrazio, verso Castelnuovo dei Sabbioni e Pianfranzese. Da qui la strada raggiungeva Gaville, Ponte agli Stolli per poi proseguire verso Firenze, in un primo tempo via Incisa /Rignano e, successivamente, via Cintoia e Val d'Ema.

Studi più attuali accreditano anche un percorso diverso che da Sinalunga risaliva la Foenna verso il Sentino, toccava la pieve di S. Stefano in Vicoduodecim, poi svoltava verso Modanella, la pieve di S. Gervasio, Poggio S. Cecilia e Armaiolo in direzione del Chianti.

L'individuazione recentissima di un probabile xenodochio, ospizio per pellegrini e viandanti, a nord di Poggio S. Cecilia, potrebbe avvalorare anche una nuova ipotesi sull'esistenza di un percorso alternativo che saliva verso Palazzuolo e poi raggiungeva S. Pancrazio su un percorso di crinali corrispondente all'attuale antica strada comunale di Setona (Bucine).

Appare molto incerta invece l'ipotesi di un percorso della Cassia che da Armaiolo si dirigesse verso il Chianti, forse in parte confuso con la vecchia via "Chiantigena".

Lasciamo pertanto agli studiosi il compito di continuare le difficili ricerche, anche se forse non conosceremo mai la verità sull'esatto percorso della Cassia Nova, ma alcuni di questi itinerari sono davvero splendidi e li consigliamo vivamente, non solo agli appassionati di storia e archeologia, ma anche agli appassionati di Trekking e Mountain Bike che vogliono fare un tuffo nel verde e ammirare uno splendido paesaggio di colline e di boschi.