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26 Gennaio 2010 ARCHEOLOGIA
MIMMO SAMMARTINO La Gazzetta del Mezzogiorno
A Torre di Satriano gli scavi svelano una meraviglia
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MATERA - «Straordinario». È l´aggettivo più ricorrente usato per esprimere la dimensione di questa scoperta effettuata presso la Torre di Satriano, a Tito, dalla Scuola di specializzazione in archeologia dell´Università di Basilicata, con sede a Matera. Scuola che, nel tempo dei «tagli», pareva destinata al declino, se non alla chiusura (al momento funziona solo il terzo anno di corso). Invece - la cosa verrà annunciata a giorni in occasione delle celebrazioni per i vent´anni della sua istituzione - riprenderà la propria opera con nuovo vigore dal prossimo anno accademico: l´ateneo lucano infatti sosterrà, con specifici corsi di laurea, gli studi in archeologia.

archeologia in Basilicata«Sono dieci anni che, come Scuola, scaviamo nel sito Torre di Satriano - spiega il direttore della scuola e della ricerca, professor Massimo Osanna. - Dall´anno scorso avevamo individuato l´esistenza di un edificio. Così è venuta alla luce questa "regia". Un edificio che un rappresentante dell´élite, un principe, un re, il capo di una comunità indigena che precede l´avvento dei Lucani (potrebbe trattarsi dei Peuketiantes) si fece costruire a metà del VI secolo avanti Cristo. Si fece realizzare l´opera da artigiani greci insediati a Taranto. Lo confermano le scritte e i fregi leggibili sulle 32 lastre, di mezzo metro ciascuna, che abbiamo recuperato».

«La costruzione - prosegue Osanna - somiglia a un tempio, ma non lo è: lo dimostrano gli spazi dedicati alle tombe di famiglia, i preziosi servizi da mensa per i banchetti, gli arredi per il cerimoniale. Con la presenza di ceramiche provenienti da Atene e bronzi dall´Etruria. Nel portico c´erano anche due grandi telai che dovevano essere ancora in uso quando, a metà del V secolo avanti Cristo, il Palazzo venne distrutto da un incendio. Possiamo solo sospettare che quel luogo sia stato al centro dei grandi rivolgimenti che diedero vita all´affermarsi dell´etnia Lucana».