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18 Gennaio 2010 ARCHEOLOGIA
Alessio Viscardi aVanguardie.info
Archeologia in Italia: tempi duri per Indiana Jones
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Italia patrimonio dell´umanità per l´Unesco. Nelle liste stilate dall´ente internazionale, il nostro paese si posiziona primo per ricchezze artistiche ed archeologiche. Oltre 850 siti che rappresentano circa il 40% dei beni archeologici mondiali.

In un paese così ricco di storia, la professione di chi la storia la scrive non è nemmeno ufficialmente riconosciuta. Parliamo degli archeologi.

Per lo Stato Italiano, soltanto i 250 dipendenti pubblici del Ministero per i Beni Culturali hanno la qualifica di "archeologo" – nonostante abbiano lauree in altri ambiti.

Di conseguenza, a partire dagli anni Settanta sono nate delle Cooperative Archeologiche, che – data la carenza normativa in materia – possono imporre condizioni di lavoro veramente disagevoli.

Ad esempio, l´archeologo è costretto ad aprire partita I.v.a. e lavorare come libero professionista. Le paghe sono davvero ridotte ai minimi termini: per otto ore al giorno su un cantiere, privo di cassa integrazione e delle garanzie riservate ai dipendenti pubblici, riceve 80€ al giorno (su cui deve pagare tutte le tasse previste per il libero professionista).

Per mettere ordine in questo vuoto normativo sono nate l´Associazione Nazionale Archeologi e la Confederazione Nazionale Archeologi. L´A.n.a. Rappresenta 2500 iscritti, provenienti da tutte le regioni d´Italia.

Grazie a loro, in Parlamento è ora in lavorazione una proposta di legge, presentata dall´On. Madia del Pd, per regolamentare la professione. Uno dei punti fondamentali del testo è l´inserimento all´interno del Codice Urbani – che regola la materia dei Beni Culturali – della definizione "archeologo". Infatti, nel testo di legge si fa riferimento soltanto a tecnici e persone che "ritrovano ciò che è antico". Una definizione così ampia da aprire la strada a mercenari ed Indiana Jones privi di curriculum adeguato. La professione dell´archeologo non è soltanto lo scavo tecnico, ma è soprattutto la fase di ricerca scientifico-storica che lo precede.

Per valorizzare tutto questo, sia l´A.n.a. che la C.i.a. hanno redatto dei codici deontologici che ogni archeologo e cooperativa dovrebbe seguire, per il giusto rapporto morale ed etico nei riguardi del bene archeologico e dei colleghi.

Prima cooperativa archeologica ad adottare il codice è stata ArcheologiAttiva, una libreria che fornisce servizi per missioni in Italia ed all´estero, nonché per il turismo integrato. Tra i capisaldi seguiti c´è proprio l´idea che l´archeologo non sia soltanto un "ritrovatore", ma soprattutto colui che "scrive la storia". E gli deve essere riconosciuto.