BARI - «È una cosa che ci ha lasciati davvero sbigottiti, l´apprendere solo dalla stampa delle ultime vicende che riguardano la realizzazione del nuovo Museo archeologico a Santa Scolastica». A dirlo è Luigi Todisco, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Bari, che sull'annosa questione aveva già organizzato, nel 2007, un convegno di studi, durante il quale, l'allora presidente della Provincia barese, Vincenz o Divella, annunciò il concorso internazionale di idee per la ristrutturazione di Santa Scolastica. Todisco afferma che anche il rettore Corrado Petrocelli ha appreso dalla stampa gli sviluppi della vicenda e cioè il cambio di destinazione d'uso di Santa Scolastica - da museo archeologico a museo d'arte contemporanea - prima annunciato e poi ritrattato dalla Provincia di Bari.
«Quel che temiamo – spiega l'archeologo – è che ci siano accordi di corridoio che non rispettino il percorso fin qui intrapreso e che soprattutto non siano frutto di consultazioni adeguate tra tutte le parti interessate, che comprendono, naturalmente l'Università». Un percorso che appare piuttosto uno slalom e che non vede ancora sventolare la bandiera a scacchi del traguardo. Ecco perché la scuola di specializzazione organizza per il 9 febbraio (Salone degli Affreschi dell'Ateneo, ore 10), una tavola rotonda per fare il punto della situazione. Saranno invitate tutte le parti a discutere sul tema: Archeologia e architettura a Bari, San Pietro e Santa Scolastica. Quale progetto per il nuovo Museo Archeologico della città?.
«Il confronto è doveroso – precisa Todisco – so - prattutto alla luce degli ultimi sviluppi, che evidenziano, ancora una volta, come nel progetto non si tenga affatto conto della necessità di consultare gli archeologi: un museo archeologico non può essere progettato senza il contributo degli specialisti». E quando verranno finalmente riaperte le casse, cosa accadrà? Ci saranno spiacevoli sorprese come il furto del 2004? Todisco naturalmente spera di no e conclude: «Auspico che il patrimonio anche se non ancora fruibile, almeno sia custodito degnamente».
Lo storico dell'arte Enzo Velat i definisce invece «la questione Archeologico: una storia sciagurata». Afferma Velati: «Il problema reale è uno solo, e cioè che il patrimonio di reperti ancora chiuso nella casse è affidato a degli incompetenti che non essendo degli studiosi, sono completamente ignari della ricchezza che hanno tra le mani e che pensano che il museo sia solo una vetrina». Sottolinea Velati: «L'ipotesi di realizzare un museo d'arte contemporanea in quella sede mi sembra assai campata in aria, anche perché la collezione provinciale non è molto assortita. La nostra vera ricchezza è invece il passato». E poi una considerazione che lascia spazio all'amarezza: «Abbiamo gridato allo scandalo per il fatto che per vent'anni, i giovani baresi non hanno potuto assistere ad un'opera nel Petruzzelli e nessuno dice che un'intera generazione di giovani cittadini non ha mai visitato un museo archeologico a Bari!».
Un museo che nella sostanza non esiste più, come spiega Clelia Iacobone, rappresentate del Cidi: «Infatti dovremmo parlare di antiquarium, perché i reperti sono ancora chiusi nelle casse dei depositi». Iacobone è convinta che, in effetti, il museo non si realizzerà mai e che «tutte le dichiarazioni degli ultimi tempi siano solo delle trovate pubblicitarie per perdere tempo».
Intanto, a Bari, la storia antica emerge prepotente con tutta la sua bellezza. Tantissimi i reperti di grande valore ritrovati negli scavi effettuati a Bari vecchia e, tanto l'interesse per l'antichità dimostrato dai baresi nelle visite a Bari sotter ranea. Perché non realizzare quindi, finalmente, un grande museo archeologico della città di Bari? I tre esperti che abbiamo consultato la considerano un'ipotesi grandiosa, ma a decidere, non saranno loro.
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