Bucefalo e Alessandro Magno, Incitatus e Caligola, Marengo e Napoleone, Marsala e Garibaldi. I mitici Pegaso e Unicorno, i cavalli del sole del carro di Apollo e la "cavallina storna" cantata dal Pascoli. Da sempre il cavallo partecipa alla storia dell'umanità da autentico protagonista: non è un caso che se ne sia usato uno, seppur di legno, per espugnare l´impenetrabile Troia. Il rapporto tra il cavallo e il suo compagno di elezione, il cavaliere, non è un rapporto tra mezzo e utilizzatore, è un binomio paritetico. Efficace strumento in una serie di attività fondamentali, dalla circolazione al traino, dal trasporto all´agricoltura, fedele compagno a caccia e in guerra, nobile partner in manifestazioni ludiche o religiose, apprezzato per l´elevato valore economico, da sempre il cavallo è un'icona di prestigio e di potere, vero e proprio status symbol.
Già nel mondo antico il suo possesso è un tale segno di distinzione sociale da far sì che agli inizi dell'età del Ferro cominci ad affermarsi, anche a livello iconografico, un´aristocrazia che potremmo definire "equestre". Man mano che all´interno delle prime comunità protourbane iniziano a differenziarsi, per rango, ricchezza e prestigio, i primi gruppi emergenti, le loro sepolture si riempiono di morsi, finimenti e bardature equine, puntali e sonagli da carro, fibule ed altri oggetti configurati a cavallino, a volte carri, a volte addirittura cavalli (come nella necropoli di Via Belle Arti a Bologna o in quella di Verucchio, nel riminese), ad indiziare la progressiva identificazione di cavalleria e patriziato, e a ribadire, anche a livello funerario, il ruolo eminente dei possessori di carri e cavalli.
La mostra "Cavalieri Etruschi dalle Valli al Po" illustra i più recenti studi sulle testimonianze della prima età del Ferro ad ovest di Bologna, dati e confronti da cui emerge una connotazione specifica –leggibile a livello di testimonianze funerarie– legata all´uso e all´esibizione del cavallo e del carro da parte di individui eminenti all´interno delle comunità dislocate nelle valli del Samoggia, del Reno e del Panaro.
L'esposizione è curata da Rita Burgio e Sara Campagnari ed è promossa dal Museo Civico Archeologico "Arsenio Crespellani" e Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (BO) e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell´Emilia-Romagna. Partecipano alla mostra, e relativo catalogo, gli Istituti prestatori di una parte dei reperti, Museo Nazionale Etrusco "Pompeo Aria" di Marzabotto, Museo Civico Archeologico di Bologna, Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, Museo Civico di Castelfranco Emilia, Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, Museo Civico di Stellata di Bondeno e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La mostra è inoltre patrocinata dall'IBC. Fino al 5 aprile 2010. http://www.roccadeibentivoglio.it/
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