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14 Gennaio 2010 ARCHEOLOGIA
BENEDETTA PERILLI Repubblica.it
Santa Claus, icona senza pace. I turchi: rivogliamo le sue spoglie
tempo di lettura previsto 4 min. circa

DOV'E' Santa Claus? Inutile cercarlo tra i ghiacci polari al riposo dopo le fatiche natalizie, il santo - quello vero al quale si è ispirata la figura pagana del vecchietto barbuto che porta i doni - si trova a Bari, in Puglia. Al riparo dall'attacco dei turchi. Sì, perché più che una semplice storia di origini e tradizioni, quella di San Nicola di Mira, meglio conosciuto in Italia come San Nicola di Bari, la storia assomiglia a un intrigo internazionale. Arrivato, forse, quasi al punto di dipanarsi.

Tutto ha inizio nel 1087 quando una spedizione di 62 tra religiosi e marinai baresi naviga il Mediterraneo fino a raggiungere Myra, oggi conosciuta come la città turca di Demre ma un tempo appartenente alla regione greca dell'Anatolia, là dove San Nicola era morto nel 343 circa dopo esserne stato vescovo e personaggio noto per generosità e presunti miracoli a favore dei bisognosi. Scopo del viaggio è quello di trafugare le spoglie del santo. Queste, come progettato, arrivano in Puglia nel maggio dello stesso anno e diventano il punto di partenza per la costruzione di quella che sarà la romanica basilica di San Nicola. Il santo di Myra diventa, così, ignaro patrono della città di Bari e a lui si fanno devotissimi i suoi fedeli.

Nel frattempo la figura del santo si afferma nel mondo religioso, e non solo, come ispirazione del personaggio pagano di Babbo Natale. Crescono così le sue quotazioni internazionali e la giusta attribuzione geografica delle spoglie diventa un caso aperto da quasi un secolo.

L'ultima voce a riguardo arriva proprio dalla Turchia. Dove, dopo incontri diplomatici, appelli all'Onu, dichiarazioni ufficiali, scende in campo anche la scienza. A parlare è il professore Nevzat Cevik, capo del gruppo di archeologi della città di Demre che, in un'intervista alla Bbc, dichiara di essere risalito dopo anni di ricerche alle volontà di San Nicola. E come a farlo apposta pare che l'allora vescovo di Myra avesse espresso chiaramente in vita il desiderio di essere seppellito nella città di Myra, dove aveva trascorso la maggior parte delal sua vita.

Di Bari, dunque, neanche l'ombra. Ora il governo turco, tramite il ministro della cultura Ertuðrul Günay, sta considerando la possibilità di richiedere ufficialmente la restituzione delle spoglie. La notizia, apparsa sul quotidiano Hürriyet, parla di un progetto delle istituzioni turche che, data la natura delicata dalla vicenda, non hanno ancora proposto una data di restituzione all'Italia.

Pronta la risposta di padre Gerardo Cioffari, direttore del Centro studi nicolaiani di Bari: "Sarebbe un peccato se questa vicenda iniziasse a coinvolgere anche i rispettivi governi. Più che farmi arrabbiare, la notizia mi fa allegria. Per oltre 150 anni nessun libro nomina San Nicola e ci sono ancora oggi studiosi che discutono della sua esistenza. Mi sembra assurdo che gli archeologi turchi abbiano rinvenuto documenti che dichiarano le volontà del santo". E aggiunge: "Semmai questi documenti dovessero uscire, ipotesi totalmente fantasiosa, sarebbe impossibile convincere i baresi a restituire le spoglie. Per Bari, San Nicola non è stato solo un fatto religioso ma ha rappresentato il benessere per la città".

Nel 2006 il Santa Claus Peace Council aveva proposto l'intervento delle Nazioni Unite, tramite un'informativa della Direzione generale della stampa e informazione dell'ufficio del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Il presidente della fondazione, Muammar Karabulut, aveva reso noto che per riavere i resti di San Nicola la Turchia avrebbe chiesto l'attivazione dello stesso iter che ha permesso a molti paesi di riappropriarsi di opere d'arte trafugate in passato. Nel 2002 Karabulut aveva già avanzato la richiesta denunciando l'atto di pirateria compiuto dai marinai baresi nel 1087 e nel 1997, sempre in concomitanza con le festività natalizie, Karabulut aveva tentato la via del Vaticano. Ma anche in quel caso la risposta era stata negativa.

Al centro del dibattito ci sarebbe un tentativo esasperato da parte delle autorità locali di Demre di promuovere la città a livello turistico sfruttando l'immagine di San Nicola non come religioso ma come ispiratore della figura di Babbo Natale. Tentativo neanche troppo velato se si considera che per alcuni anni al posto della statua bronzea dell'ex vescovo di Myra è sorto un grande pupazzo dalle sembianze di Babbo Natale che, secondo il sindaco che lo posò, favoriva le esigenze di promozione turistica della città.

Colpevoli insomma di non saper distinguere tra Babbo Natale e San Nicola, come già spiegato nel 1997 da padre Cioffari, i turchi continuano ad incassare dei no. Ma stavolta sembrano particolarmente decisi: "Alcuni dei nostri beni storici più ricchi sono sparsi per il mondo - spiega il ministro turco Günay all'agenzia di stampa Doðan - ora li rivogliamo tutti indietro perché crediamo che debbano essere conservati dove appartengono". E su San Nicola aggiunge: "Non abbiamo fretta, ma quelle spoglie devono tornare in Turchia. E faremo il possibile per riaverle".