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13 Gennaio 2010 ARCHEOLOGIA
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Riapertura del Museo Archeologico Lametino
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Lamezia Terme - Sarà presentata domani, mercoledì 30 dicembre, alle 17.30, la nuova sede del Museo Archeologico Lametino, che riaprirà al primo piano del Complesso Monumentale del San Domenico. L'inaugurazione ufficiale del nuovo allestimento, comprensivo delle novità maturate nell'ultimo decennio, avverrà tra qualche settimana.

Il museo è rimasto chiuso nei mesi estivi per il trasloco dalla vecchia sede di via Garibaldi, un'operazione che ha richiesto un lavoro molto impegnativo e delicato, per l'alto valore dei reperti archeologici e le misure di sicurezza necessarie anche per rendere la nuova sede idonea ad ospitarli. Sono stati comunque rispettati a pieno i tempi del trasferimento, che prevedevano la riapertura entro il 2009, in modo da rendere di nuovo fruibile il museo ai cittadini, agli utenti, ai turisti, agli appassionati d'archeologia e alle scolaresche.

Sia per il trasferimento che per l'allestimento, è stato coinvolto un team di esperti, che ha coordinato l'Associazione archeologica lametina, presieduta da Vincenzina Purri Siviglia, che si fa carico abitualmente delle attività di promozione del Museo.

Per settimane è stato svolto un intenso lavoro, seguendo le indicazioni della Sovrintendenza archeologica regionale (diretta dalla dottoressa Simonetta Bonomi), sotto la supervisione del dott. Roberto Spadea, direttore archeologo dell'area lametina, e in piena sinergia con l´Ufficio Beni culturali, con l'Area tecnica del Comune di Lamezia Terme, e con la professoressa Giovanna De Sensi Sestito, delegata dal sindaco Gianni Speranza per le attività culturali.

I reperti hanno ora a disposizione uno spazio più grande e meglio organizzato, al primo piano del Complesso Monumentale, restaurato proprio per ospitare il museo, dove da oltre due anni è già ubicato l´Ufficio territoriale della Soprintendenza archeologica per il Lametino e il Catanzarese.

I fondi impegnati per l´intera operazione ammontano a circa 400mila euro; quelli necessari per il trasferimento sono stati attinti dal bilancio regionale e da quello comunale; sul contributo dei fondi POR gravano le spese per gli impianti tecnici, per il nuovo allestimento e per forme diversificate di comunicazione.

Si sta già lavorando alla realizzazione del nuovo allestimento, che renderà fruibili i risultati delle ricerche e i reperti venuti alla luce durante gli scavi condotti nel territorio lametino negli ultimi anni. Esso sarà pronto nel giro di qualche settimana, e consentirà di inserire il Museo Archeologico Lametino nella rete dei Musei archeologici della Calabria, non solo per l´importanza dei reperti che custodisce, ma anche per il loro essenziale valore culturale di segni e testimonianze di millenni di storia della Piana di Sant'Eufemia.

L' esposizione si articola in tre sezioni: Preistoria, Età classica ed Età medievale.

Preistoria. La sezione preistorica, dedicata allo studioso nicastrese Dario Leone, documenta la frequentazione umana in Calabria fin dai tempi remotissimi. Nelle sue vetrine sono sono esposti i più antichi strumenti utilizzati dai primi cacciatori paleolitici che abitarono la regione. Inoltre sono esposti i segni della presenza di agricoltori neolitici nella Piana Lametina (Casella di Maida, Acconia, San Pietro Lametino), a partire da 7500 anni fa.

Età Classica. Le più antiche testimonianze archeologiche di età greca, sporadiche, ma interessanti, appartengono al VII secolo a.C. e sono costituiti da frammenti ceramici, raccolti in località Sansinato, sull'istmo Lamezia- Catanzaro, che attestano l'utilizzazione dell'istmo quale via di comunicazione più breve e più comoda tra i mari Ionio e Tirreno. Ma le vetrine della sezione classica illustrano principalmente i rinvenimenti archeologici, epigrafici e monetali relativi a Terina, splendida subcolonia di Crotone, la cui realtà urbana è stata individuata nell'area di Santa Eufemia Vetere, dove dal 1997 la Soprintendenza della Calabria conduce ricerche sistematiche.

Età Medievale. La sezione medievale è dedicata prevalentemente al Castello di Nicastro, che ha origine normanna. Nelle vetrine è esposta una selezione del materiale più significativo rinvenuto durante le campagne di scavo archeologico condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria nel 1993 e nel 1995 nell'area del Castello. La scelta dei pezzi, disposti nelle vetrine secondo un criterio strettamente cronologico, intende mostrare l'attestarsi nell'area della fortezza di una frequentazione continua dall'età bizantina e normanna all'età moderna. Sono qui illustrati anche i risultati delle indagini compiute nell'Abbazia Benedettina di Santa Eufemia, edificata tra il 1062 ed il 1065 da Roberto il Guiscardo sui resti di un antico monastero bizantino, anche se non comprendono ancora i rinvenimenti dell´ultima campagna di scavi.