ROMA - La Soprintendenza non conferma l'ipotesi che il ritrovamento avvenuto a Piazza Vittorio sia il settore di una villa appartenuta all'imperatore Caligola all'Esquilino.
Rosanna Frigeri, direttore del Museo delle Terme e responsabile dell'area archeologica che include l'Esquilino, fa sapere che i resti sono senz'altro identificabili come ambienti che facevano parte dei cosiddetti Horti Lamiani, fondati cioè dal console romano Elio Lamia (3 d.C), ma che si tratti della villa di Caligola non c'è nessuna certezza.
La stessa prudenza arriva dal soprintendente archeologico di Roma Angelo Bottini, che giudica «azzardato» dire che nei resti che si stanno scavando in piazza Vittorio siano quelli di una villa di Caligola. «La parte più interessante del sito - fa notare Frigeri - è quella che ci accingiamo a scavare, un grandissimo ambiente che non si conosceva in precedenza, ma dire che si tratti della villa dell'imperatore Caligola è quantomeno prematuro».
La scoperta è stata fatta nel corso dei lavori per la realizzazione di un edificio destinato a diventare la nuova sede dell'Ente di previdenza dei medici e che prevede, tra l'altro, 6 piani di parcheggio interrato.
Le indagini archeologiche hanno consentito di scoprire una grande aula a destinazione pubblica originariamente pavimentata con lastre marmoree, poi trafugate, e alcuni ambienti di servizio, di cui uno pavimentato a mosaico. Ritrovato anche un tratto di una via basolata connesso all'antica via Labicana, così come un ingresso monumentale, marcato da una scala in marmo posta al centro di due lunghi muri.
Nel corso degli scavi sono emersi rivestimenti marmorei, monili d'oro, gemme, e pregevoli intonaci pertinenti agli arredi della villa. In particolare capitelli con marmi e calcari colorati, alcuni identici a quelli già attribuiti ad un fastoso corridoio rinvenuto al di sotto di via Emanuele Filiberto ed oggi esposti ai Musei Capitolini.
Italia Nostra: resti vanno valorizzati. «Abbiamo sempre sostenuto che tutte le scoperte archeologiche importanti vanno valorizzate. Non bisogna sotterrarle in nome del nuovo cemento sennò addio a tutto». Così Mirella Belvisi, consigliere della sezione romana di Italia Nostra, e Oreste Rutigliano, consigliere nazionale. «Il problema è che la sovraintendenza non dà notizie di queste scoperte - hanno aggiunto - perchè la dirigenza non vuole che si sappia in giro perchè sennò associazioni come la nostra li obbliga a difficili bracci di ferro».
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