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21 Dicembre 2009 ARCHEOLOGIA
GOFFREDO SILVESTRI Repubblica.it
Giorgione e il David mancante Un disegno riapre la caccia
tempo di lettura previsto 5 min. circa

CASTELFRANCO VENETO (Treviso) - Le novità che emozionano su Giorgione originate dalla mostra di Castelfranco (vai al servizio), bisogna andarle a cercare nel catalogo Skira che è sempre uno strumento per "addetti ai lavori". La prima si riferisce agli anni più che giovanili di Giorgione (12 anni), già nell'agone dell'arte a Venezia (non è un caso unico); alla presenza nel 1493 a Castelfranco dove paga le tasse per una "industria" non precisata; alla sua partenza da Castelfranco il 30 settembre 1500, dove non tornerà mai più. La base sono documenti riferiti ad un "Zorzi Barbarella", Zorzi di un ramo marginale dalla famiglia alla quale apparteneva Giorgione. Che sia proprio il nostro personaggio non è detto a chiare lettere e, per esempio, non è mai indicato con l'appellativo di "pictor" o di "depentor". Ma non ci sono neppure documenti in controindicazione.

La seconda novità si riferisce ad un'opera di Giorgione sempre solo supposta come naturale pendant di un'altra nota: si basa su di un disegno settecentesco del veneziano Giovanni Maria Sasso, artista, restauratore, conoscitore, che raffigura "Davide dopo aver tagliato la testa a Golia". Un disegno venuto "sproporzionato per la fretta", ma indicato da Sasso come "opera di Giorgione della prima sua maniera", con dimensioni rivelatrici e una quantità di informazioni.

Massima prudenza sulle scoperte che si riferiscono a Giorgione è consigliata da Giacinto Cecchetto, direttore del Museo Casa del Giorgione, lui che da anni si misura con quelle carte e con gli interrogativi che suscitano. Ma lo stesso Cecchetto osserva che il mancato appellativo di "pictor-depentor" non può escludere ogni connessione fra "Zorzi-Georgius" e Giorgione se "prima dell'anno 1500, all'incirca, nulla di lui si conosce". Da un documento dell'ottobre 1489 sappiamo che la madre di Giorgione, Altadona, vende alcuni terreni per ricavare 25 lire necessarie per far uscire il figlio Georgium "ex carceribus" di Venezia. Si tratta di una somma modesta, una sanzione lieve per un reato lieve.

Secondo Lionello Puppi, uno dei curatori della mostra, presidente del Comitato regionale per i 500 anni della morte di Zorzi, Georgium-Giorgione, "a bottega a Venezia come scrive il Vasari (forse di Giovanni Bellini), avrebbe violato le regole dell'apprendistato. Per esempio vendendo fuori della bottega ciò che lui stesso aveva realizzato e che invece apparteneva alla bottega". Non si sa quale significato dare a quel "ex carceribus": probabilmente non le celle di San Marco, ma una sorta di custodia nei "casoni" di sestiere (le "camere di sicurezza" dei nostri commissariati). Alla fine di settembre 1500 "Zorzi, alias Georgio" è sciolto dall'obbligo del tributo dell'industria perché non abita più a Castelfranco dentro le mura insieme alla madre Altadona dove è stato dal 1493 (e paga le tasse in un altro posto, probabilmente a Venezia).

Sono tutte date-fatti per i quali "uno Zorzi Barbarella esiste, in carne ed ossa". Ed a scanso di omonimie nei tre registri di estimo nel periodo 1490-1493 non ci sono tracce di altri Zorzi a Castelfranco, "nel castello, nelle bastie e nei borghi". La speranza di saperne di più, per chiarire se "Zorzi-Georgius" è Giorgione, è in altre "impronte fiscali e notarili" che attendono di essere identificate e decifrate, perché - ci ricorda Cecchetto -, "al fisco non si sfugge, prima o poi".

Grazie ad una esperienza apprezzatissima di ricerca archivistica che evoca scavi archeologici e prospezioni petrolifere in acque profonde e profondissime (e di fortuna cercata), il disegno di Giovanni Maria Sasso rivelatore del "David" di Giorgione è stato scoperto da Rosella Lauber, ricercatrice delle Università di Venezia (IUAV) e Udine. A Londra, alla British Library, nei fogli di John Strange, "eclettico diplomatico, naturalista e appassionato d'arte e di archeologia, residente britannico nella Serenissima, in carica dal 1773 al 1790". Dalla corrispondenza di Sasso con Strange risulta che un "lungo" David verticale è di proprietà di Strange nel 1786 a Londra.

Il punto di partenza della vicenda è più lontano e indiretto. Nel 1772 l'onnivora collezionista e imperatrice di Russia, Caterina II, acquistò la collezione Crozat. Ne faceva parte una "Giuditta" che in piedi, in un panorama aperto, in una lunga veste rossa-rosa cangiante tanto luminosa da diventare quasi bianca, lo spadone sguainato al fianco, tiene ferma col piede sinistro la testa mozza di Oloferne che sembra rispondere allo sguardo di Giuditta con un sorriso beffardo. La tavola, a sviluppo verticale di 144 cm, era attribuita a Raffaello e tale rimase fino agli ultimi anni dell'Ottocento quando la felice intuizione di assegnarla a Giorgione si impose sempre più ed oggi non è contestata, a gloria dell'Ermitage che la conserva. Questa "Giuditta" -osserva Rosella Lauber-, "costituisce un unicum" nelle opere sopravvissute di Giorgione.

Nel 1838 il dipinto fu trasferito su tela e fra quest'anno e il 1863 ridotto in larghezza di 13 cm come dimostra una incisione del 1690 circa. Le sue dimensioni attuali sono 144 per 68 (secondo Pietro Zampetti 144 per 66, 5). Ridotto o riportato alle dimensioni di origine? Le aggiunte laterali sarebbero infatti avvenute in collezione Crozat.

Di questa "Giuditta" si è sempre supposta l'esistenza di un pendant perché i restauri moderni hanno rivelato "l'antica presenza di un foro di serratura" e "segni di cerniere". La "Giuditta" ha quindi tutta l'aria di essere l'anta sinistra di "un prezioso mobile" a cui potrebbe corrispondere un "David" ("emblematico e ricorrente" nelle opere di Giorgione). Con l'eroe che potrebbe contemplare anche lui una testa mozzata proprio come appare nel disegno alla buona di Sasso ("Davide dopo aver tagliato la Testa a Golia"). L'eroe in piedi con in mano la fionda mortifera, appoggiato ad un lungo spadone, ha lo sguardo rivolto alla testa di Golia ai suoi piedi. Sullo sfondo Sasso aggiunge "copioso paese". A sinistra e a destra annotazioni con i colori usati per la corazza, le maniche, il corpetto, la sottoveste, gli stivaletti; la precisazione del soggetto, della tavola, le misure e l'autografia di Giorgione.

Per Rosella Lauber le "rispondenze" fra "Giuditta" e "David" giovanili di Giorgione, "si profilano molteplici, quasi stringenti". Spiccano "le affinità di proporzioni e di misure" dei dipinti tutti e due su tavola in origine", la "quasi specularità" della "Giuditta" e del "David" nel disegno di Sasso.

Che fine ha fatto il "David" di Strange-Giorgione? A Londra, dal 10 dicembre 1789 al marzo 1800 vengono battute sei aste di opere appartenute a Strange. In particolare due citano un "David con la testa di Golia" (una con l'indicazione "Giorgione"). La caccia è aperta. C'è solo la direzione iniziale.