Era un sabino, un guerriero, un re. Il suo potere, alla fine del VI secolo a.C., doveva essere elevato, perché la rete di alleanze politiche che Roma aveva stabilito nella regione era in quel periodo in temporaneo dissesto e favoriva l´emergere dei sovrani locali. A testimonianza del suo prestigio, il sabino volle per sé una sepoltura eccezionale.
Questa tomba, scoperta nel 2005 dall´Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, è la numero 36 della necropoli di Colle del Forno, pertinente all´antica città sabina di Eretum. Essa ricade oggi all'interno dell'Area del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma 1, al 29° km della via Salaria. Il contesto funerario è esposto fino al 14 febbraio 2010 presso il Museo civico archeologico di Fara in Sabina (Ri), nella mostra curata da Maria Luisa Agneni ed Enrico Benelli dal titolo ´Un Re, un Guerriero, un Eroe´, con l´organizzazione dell´Iscima-Cnr.
Trono di un re sabinoPaola Santoro, direttore dell´Iscima-Cnr e responsabile dello scavo, spiega: "Il complesso funerario è costituito da una tomba originariamente individuale, formata da un ampio atrio scoperto dove si aprono tre camere. Il solo corridoio d´accesso è lungo 26 metri, ma la tomba ne misura in totale 37. Nelle camere laterali furono depositati calderoni di bronzo e un carro, i cui cavalli da tiro furono sacrificati sul posto. Le ceneri del defunto furono deposte nella camera principale in una cassa lignea, ornata da un velo ricamato in oro".
Trono In particolare, la missione ha rinvenuto un pezzo eccezionale: "Un trono in terracotta, che riproduce un tipo usato altrimenti solo per figure eroiche e divine, e che rivela chiaramente il modo in cui il defunto voleva presentarsi", illustra Santoro. "Questo reperto definisce inequivocabilmente l´appartenenza del defunto al rango principesco. L´incinerazione del defunto, la presenza di materiali di corredo straordinari, le dimensioni architettoniche del complesso sono una deviazione esplicita dalle tradizioni funerarie delle aristocrazie sabine dell´epoca, che erano estremamente povere e basate sull´inumazione: queste caratteristiche testimoniano il rango del personaggio".
L´esposizione di Fara in Sabina è stata finanziata dalla Regione Lazio (Assessorato alla Cultura) nell´ambito delle attività per la promozione del Sistema museale della media valle del Tevere (Vate). L´allestimento innovativo, curato dalla ditta Step srl di Roma, si avvale anche degli apporti della tecnologia applicata allo scavo sviluppata dall´Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr.
Paola Santoro, Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico del Cnr, Roma, tel. 0039/06/90672334, e-mail: direttore@iscima.cnr.it
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