NAPOLI - Sono tra i più begli esempi di costruzioni dell'epoca romana conservate piuttosto intatte ai giorni nostri. Parliamo delle ville di Stabia sulla collina di Varano, tra Gragnano e Castellammare; soprattutto due degne di nota, visitabili oggi: villa San Marco e Villa Arianna.
Visitabili sì, ma solo per chi riesce a trovarle. Non esiste, infatti, per chi viene da Napoli o da Salerno, alcuna segnaletica che indichi l'ubicazione delle ville: né dall'autostrada all'uscita Castellammare (diversamente da come accade a Torre Annunziata dove Oplonti è ben segnalata), né all'uscita Gragnano, snodo fondamentale per raggiungere le preziose antichità.
È facile, così, per molti, perdersi nel traffico di Castellammare, dove con un po' di fortuna i residenti potranno indicare la zona dello stadio Menti e da lì svoltare per la via della Passeggiata Archeologica dove, finalmente (ma solo all'imbocco delle ville) appare un cartello marrone che le indica.
«Siamo esausti dell'indifferenza nei confronti delle antichità di Stabia - è lo sfogo del custode di villa Arianna. - Sono ormai due anni che mi batto e mando quasi ogni giorno al Comune di Castellammare una richiesta per una migliore segnaletica della ville, soprattutto dall'autostrada e dallo svincolo di Gragnano. Ma non ho ancora ottenuto alcuna risposta. Un vero peccato per una zona che rischia di essere dimenticata».
Eppure gli estimatori delle ville dell'antica Stabia, luogo in cui morì Plinio il Vecchio durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d. C., non mancano: sul libro di firme che viene mostrato all'ingresso (ancora gratuito alle ville) spiccano nomi di persone dall'Australia, da New York, dall'Olanda. Estimatori d'archeologia, certo, accompagnati da qualcuno: come avrebbero fatto, altrimenti, a trovare in mezzo al caos di case di Castellammare le ville immerse nella placida collina («mimetizzate», tra l'altro, in mezzo alle masserie e i campi coltivati dei contadini)? «Ci aspettiamo al più presto una risposta dal Comune - concludono i custodi di Villa Arianna -. E' un vero peccato non valorizzare un patrimonio del genere».
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