sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
9 Novembre 2009 ARCHEOLOGIA
Archeobologna
Riemergono i resti di un più antico santuario dedicato alla dea Minerva
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Il legame tra il culto di Minerva e antichi riti e tradizioni salutari è già attestato in zona: anni fa, nei pressi dei vulcani di fango di Nirano, a poca distanza da Montegibbio, era stata rinvenuta un´arula votiva (piccolo altare a forma di parallelepipedo) di epoca imperiale dedicata alla dea. Ora la probabile esistenza di una struttura templare dedicata a colei che con l´appellativo di Minerva Medica proteggeva medicina, sapienza e dottori, riporta in primo piano le acque salutari vicine a questo sito (fonti salate, polle di petrolio e vulcani di fango come Rio del Petrolio o la Salsa di Montegibbio), aprendo nuove e interessantissime prospettive di ricerca lungo la fascia collinare della provincia di Modena.

Anche quest´anno le indagini archeologiche hanno restituito elementi di grande interesse per la storia di questo insediamento, accertando fasi insediative più antiche rispetto a quella attestata finora che si inquadrava tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C.

Nella zona immediatamente a nord del perimetro esterno della villa, sono emersi alcuni grandi blocchi lapidei squadrati e bugnati, riferibili a una più antica costruzione di carattere monumentale, quasi certamente un santuario.

Tra i numerosi reperti rinvenuti, si segnalano tre monete (assi), con prua di nave sul verso e Giano bifronte sul recto, inquadrabili tra la metà del II e gli inizi del I sec. a.C., e due piattelli in ceramica a vernice nera databili tra il II e il I sec. a.C. che attestano la frequentazione del sito in età repubblicana. Le fasi successive dell´insediamento sono state confermate dal rinvenimento di varie monete (nummi tardo antichi, assi, sesterzi di I sec. d.C.) e di pregevole vasellame, tra cui alcuni piatti in terra sigillata italica e coppette a pareti sottili.

Lo scavo appena concluso ha anche ravvivato l´interesse di geologi e paleosismologi impegnati a comprendere quali eventi catastrofici abbiano provocato la distruzione di questo insediamento che ha continuato a vivere fino al V-VI sec. d.C. Il rinvenimento straordinario di un pozzo a forma ellittica, databile alla piena epoca imperiale, ha riaperto la discussione: il manufatto, originariamente di struttura circolare, fu quasi certamente deformato in ovale da un profondo movimento della terra, riconducibile forse ad un terremoto.

Gli scavi, finanziati dal Comune di Sassuolo (MO) e diretti dal Soprintendente Luigi Malnati e dall´archeologo Donato Labate della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell´Emilia-Romagna, con il coordinamento sul campo dall´archeologa Francesca Guandalini, sono stati anche un fruttuoso campo scuola per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali dell´Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

"Riscoprire le nostre radici –afferma l'Assessore alla Cultura del Comune di Sassuolo Luca Cuoghi– non è un vezzo ma una necessità. La consapevolezza della presenza sulle nostre colline di una civiltà per larghi tratti ancora sconosciuta a Sassuolo, rappresenta per noi oltre che un'importante presa di coscienza e una notevole scoperta storica e culturale, anche un ulteriore stimolo a proseguire in una campagna di scavi che già tante soddisfazioni ha dato all'Amministrazione comunale".

Anche quest´anno si sono avvicendati sullo scavo ricercatori e professori universitari di varie discipline che hanno dato un contributo fondamentale alla comprensione delle dinamiche insediative rilevate. Le botaniche Carla Accorsi e Giovanna Bosi dell´Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il petrologo Stefano Lugli dell´Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e i geologi Lisa Borgatti e Stefano Cremonini dell´Università degli Studi di Bologna, Francesco Ronchetti dell´Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e Emanuela Guidoboni dell´Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Bologna

Come negli anni precedenti, la ditta Geogrà di Sermide (MN) ha sponsorizzato il rilievo laserscan delle strutture messe in luce nella villa romana.

A breve saranno pubblicati gli atti del convegno interamente dedicato agli scavi di Montegibbio che si è tenuto nel febbraio scorso. Un´occasione per rendere finalmente noti sia alla comunità scientifica che alla cittadinanza i primi dati sul sito di Montegibbio.

TAG: Altro