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9 Novembre 2009 ARCHEOLOGIA
Lorenzo Morandotti Corriere di Como
Paolo Giovio, tesoro nascosto nell´Archivio del Vasari
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Nell´Archivio Vasari di Arezzo, per il quale una società russa avrebbe fatto un´offerta da 150 milioni di euro, e che è al centro di una lunga polemica in questi giorni, sono conservati preziosi scritti dello storico comasco Paolo Giovio. Che del pittore e critico d´arte fu di fatto lo scopritore e il sostenitore, meritando dall´allievo il plauso quale «dottissimo e grandissimo istorico» nelle Vite de´ più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a´ tempi nostri.

«Abbiamo carte degne di nota che documentano il rapporto tra Vasari e Giovio. Mi risultano una lettera del 1547 in cui lo storico lariano consiglia all´amico Vasari di non prendere moglie, e una di due anni più tardi in cui gli suggerisce di non sposare una donna romana, per evitare pene d´amore. Sono conservate in un manoscritto del nostro archivio», dice il custode giudiziario dell´archivio aretino, Antonio Agnello. Che aggiunge: «La città di Como dovrebbe essere interessata a questi materiali».

La presenza nell´archivio oggi alla ribalta delle cronache di materiale gioviano importante, nota da tempo agli studiosi, sottolinea la necessità che quei documenti siano studiati a fondo. Giovio fu la punta di diamante della storia dell´arte nel Comasco, e fu anche colui che coniò il termine stesso di "museo" inteso come collezione organica di opere d´arte. Lo studioso lecchese Franco Minonzio, curatore dell´edizione degli Elogi degli uomini illustri di Giovio per Einaudi, e in procinto di pubblicare un testo gioviano di Benedetto Varchi, conferma l´importanza del materiale aretino: «Le lettere scambiate da Giovio con amici e corrispondenti toscani devono essere state copiosissime, e questo è ipotizzabile anche nel caso della liaison con Vasari». Insomma l´Archivio di Casa Vasari promette molte sorprese. Ma deve rimanere a casa sua, sostiene lo studioso comasco di documenti gioviani Sergio Lazzarini: «Il fondo aretino è sottoposto a vincolo, che obbliga alla pubblica fruizione e non è asportabile. Mi domando a questo punto chi voglia investirci somme stratosferiche senza poterlo spostare».

E Barbara Agosti, autrice per Olschki del volume Paolo Giovio. Uno storico lombardo nella cultura artistica del Cinquecento, e allieva di quella pioniera degli studi vasariani che è Paola Barocchi, sostiene che l´archivio Vasari è tuttora «un fondo inesplorato, di cui la corrispondenza tra Vasari e Giovio è un tassello importantissimo» e per la sua importanza «richiede di stare in Italia, dove studiosi ne prendano visione anche perché per il 2011, centenario della nascita dell´autore delle Vite, si stanno approntando importanti iniziative culturali». «Quando conosce Vasari - aggiunge la Agosti - Giovio ha 30 anni più di lui e ne segue passo passo tutta la carriera, con un rapporto molto stretto, prima di talent scouting e poi nel ruolo di sponsor, documentato dalle lettere che si scambiano e da tante testimonianze delle personalità intorno a loro, sia nella Roma di Paolo III Farnese. sia nella Napoli di don Pedro de Toledo che nella Firenze di Cosimo I».

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