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10 Novembre 2009 ARCHEOLOGIA
Giorgio Bernardelli Avvenire
La guerra del Tempio
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GERUSALEMME - «Israele sta progettando un grande scavo archeologico sotto la piazza del Muro del Pianto, davanti al Monte del Tempio. Con questi scavi verrà creato un parco archeologico sotto l´area dove i fedeli attualmente stanno in piedi a pregare». A lanciare la notizia è Arutz Sheva, l´agenzia di stampa israeliana vicina alla destra religiosa. Un annuncio attribuito a «fonti ufficiali». E che viene da una testata molto attendibile su questi temi: per ovvie ragioni, Arutz Sheva è l´agenzia più attenta a tutto quanto si muove intorno al Muro del Pianto. Quasi, poi, a voler fugare ogni dubbio, la notizia è accompagnata da un disegno attribuito direttamente all´Israel Antiquities Authority, l´ente governativo israeliano che sovrintende agli scavi archeologici.

Vi si vede descritta un´idea che - se attuata - cambierebbe radicalmente il modo di accostarsi al luogo più sacro per ogni ebreo, la memoria del Tempio distrutto dai romani nel 70 d.C. Esteriormente l´attuale piazzale dove si prega rimarrebbe immutato. Ma - grazie a un sistema di pilastri di sostegno - nel sottosuolo verrebbe creato un nuovo ambiente, che si troverebbe all´esatta altezza che aveva il terreno nella Gerusalemme di duemila anni fa. Quindi è facile prevedere che qui verrebbero alla luce reperti archeologici di grande importanza. Per gli ebrei religiosi, poi, significherebbe vedere di «quel Muro» la parte che realmente vedevano accanto a loro i fedeli che, nel I secolo d.C., da questo lato salivano al Tempio. Va precisato che l´uso del condizionale è d´obbligo, perché l´attuabilità di un progetto del genere è tutta da verificare. Scavare sotto il piazzale aprirebbe, infatti, un nuovo fronte nella guerra degli scavi archeologici che intorno al Monte del Tempio si combatte dal 1967 - quando Israele ha assunto il controllo di questa parte di Gerusalemme.

È proprio sopra al Muro del Pianto - infatti - che sorge la moschea di al-Aqsa. Anche in anni recenti ci sono stati episodi violenti legati a iniziative archeologiche in questa zona delicatissima della Città Santa: nel 1996 - quando già allora era premier Netanyahu - l´apertura del tunnel archeologico (che corre verso nord dal Muro del Pianto) fu accompagnata da gravissimi scontri con i musulmani di Gerusalemme. Nel 2007, poi, è stata la volta della tensione intorno alla ristrutturazione della rampa dei Mughrabi, il passaggio attraverso cui - a poche decine di metri a sud rispetto al Muro del Pianto - i musulmani salgono alla spianata delle moschee a pregare. E appena poche settimane fa ci sono stati nuovi scontri dopo che lo sheikh Raed Salah, leader del Movimento islamico in Israele, si è scagliato contro gli scavi condotti dagli archeologi israeliani che - secondo lui - minerebbero le fondamenta di al Aqsa. Un progetto politicamente incandescente, dunque. Ma che non sorprende, se guardato alla luce di quanto sta accadendo intorno al Muro del Pianto. I lavori condotti nei tunnel a nord - scavati sotto le case - hanno infatti portato alla luce numerosi reperti della Gerusalemme erodiana. Ma un´altra scoperta di grande valore è affiorata, quasi per caso, nella parte ovest della piazza, quella opposta al Muro del Pianto.

Qui, nel 2005, l´allora governo Sharon aveva dato il via libera alla costruzione di un nuovo museo. Ma, quando si è aperto il cantiere, è riemerso un tratto del cardo orientale, una delle due strade più importanti della Gerusalemme romana. La scoperta non ha però fermato il progetto del nuovo museo - 4800 metri quadri, tre piani di altezza - che verrebbe costruito sopra, adibendo il piano interrato alla visita del nuovo reperto. Ma se già si scende per visitare la strada romana - è il ragionamento che ora sta dietro al disegno dell´Israel Antiquities Authority - perché non ampliare verso est questi scavi sotterranei, arrivando fino al Muro del Pianto? Contro questa idea non giocano, però, solo considerazioni politiche: ha fatto scalpore, qualche giorno fa, la presa di posizione di Yoram Tsafrir, uno dei maestri dell´archeologia israeliana, che ha definito un´assurdità l´idea di costruire il museo sopra la strada romana. «Anche il migliore architetto non sarebbe in grado di evitare danni al reperto - ha dichiarato - . Ci si comporta con tanta leggerezza solo perché quella non è una scoperta direttamente legata alla storia ebraica». Parole ancora più dure sui metodi di lavoro dell´Israel Antiquities Authority sono state scritte da un altro archeologo israeliano, Raphael Greenberg. «Per diversi anni - ha denunciato sul quotidiano Haaretz - sono stati condotti lavori in tunnel scavati orizzontalmente, un modo di procedere contrario a qualsiasi metodo di scavo accettato».

L´accusa è quella di praticare un´archeologia frettolosa interessata a «un unico strato» (quello appunto della Gerusalemme erodiana), compromettendo reperti significativi (romani, bizantini e arabi) che potrebbero essere presenti negli strati superiori. Il disegno del parco archeologico progettato nell´area del Muro del Pianto a Gerusalemme, che sta scatenando polemiche.