Sì, durante il suo lungo soggiorno milanese, Leonardo da Vinci si interessò anche al Duomo allora in costruzione. Come architetto, ebbe l'incarico di preparare il progetto per la costruzione del tiburio, cioè la copertura esterna della cupola. Era il 1487, il momento più fecondo per le arti sotto la signoria di Ludovico il Moro. I maggiori maestri erano invitati al cantiere: si cercava l'eccellenza. Leonardo, con l'aiuto del suo falegname di fiducia, Bernardino de Mediis de Abbiate, preparò un modello in legno, corredato da disegni e note. Nacque però una controversia con la Fabbrica sui problemi di staticità creati dal tiburio per l'intera costruzione. Non era facile conciliare l'inventiva con la tradizione. A quel punto, nel 1490, anche su consiglio del Bramante, Leonardo ritirò il progetto - già pagato - per rivederlo e modificarlo alla luce dell'ultimo «Trattato di architettura militare e civile» donatogli da Francesco di Giorgio Martini. Tuttavia anche la nuova soluzione non fu approvata e il lavoro fu affidato a Giovanni Antonio Amadeo.
Questo scampolo finora poco conosciuto di storia dell'arte è al centro di un progetto multimediale presentato giovedì 15 al Museo della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci». Lo ha realizzato l'associazione Iris - Insegnamento e ricerca interdisciplinare di storia - con Claudio Giorgione curatore del Dipartimento Leonardo Arte&Scienza del museo (coadiuvato da Chiara Moschini di Iris), la Veneranda Fabbrica del Duomo (che ha aperto i suoi archivi), la Fondazione Cariplo e il contributo del Comune. Il titolo è «Gli occhi di Leonardo sul cantiere della cattedrale di Milano». «Uno sforzo - ha detto Maurizio Gusso, presidente di Iris - di cooperazione in rete per divulgare la cultura storica in modo informale, serio ma non serioso. Come un videogioco, è una serie di scatole cinesi: partendo dal dibattito sulla costruzione del tiburio, si coinvolge il genio di Leonardo in tutte le sue manifestazioni, per arrivare a un quadro storico completo dell'Italia preunitaria e alla posizione in Europa del Ducato di Milano».
Inviato da Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, alla corte di Ludovico il Moro come giovane di grande talento, il toscano Leonardo ebbe sulle prime qualche difficoltà con il dialetto parlato dal popolo a Milano, ma presto imparò e alla fine gli esperti rileveranno dei «lombardismi» nei suoi scritti. A Milano il poliedrico artista osservò, studiò, si confrontò con i maestri delle varie discipline e manifestò le sue doti di musicista, scienziato, umanista, pittore, ingegnere, inventore. Basta cliccare su www.museoscienza.org/leonardoduomo ed ecco che Clementina (voce di Claudia Donadoni) accompagna il navigatore nel 1386, anno in cui Gian Galeazzo Visconti volle che venisse costruita una grandiosa cattedrale in «marmo bianchissimo». Sulla mappa di Google della Milano di oggi si sovrappone quella del XIV Secolo, ad indicare dove cominciarono i lavori.
Poi le voci dei protagonisti della vicenda: Leonardo, Bramante, il «deputato» della Fabbrica, e la visita al Duomo in cinque diverse epoche. Imparare divertendosi. Nel laboratorio interattivo del Museo si può poi cimentarsi dal vivo come scalpellini. Quegli scalpellini che ancora oggi dal marmo di Candoglia traggono i «pezzi di ricambio» per il Duomo, il cui cantiere è sempre aperto per manutenzione e restauro. «Basti dire - ha ricordato Benigno Mörlin Visconti Castiglione, direttore della Fabbrica - che ogni 30 anni bisogna rivedere la facciata e che il pavimento si distrugge sotto i piedi dei visitatori (alla domenica sono anche 20 mila). E i soldi non bastano mai».
A completare il quadro, gli attori del Museo fanno rivivere in forma teatrale la vita del cantiere fin negli aspetti più minuti. Il «munizionatore» Cristoforo de Ghisulfis spiega tutto quanto ha in magazzino: dalla forgia agli scalpelli, dalle candele per gli operai che lavorano nelle ore di buio, ai blocchi di marmo, al vino per tenersi su. «Il progetto Leonardo e il cantiere del Duomo dà al Museo - dice il direttore generale Fiorenzo Galli - l'opportunità di narrare una storia importante per l'identità di Milano, come quella del Duomo, andando oltre le proprie collezioni. Oggi non si può raccontare la vita e l'opera di Leonardo senza tenere conto del contesto che lo ha circondato: per raggiungere l'obiettivo, è determinante la metodologia dell'educazione informale che caratterizza l'offerta del nostro museo. Museo che presto tornerà a chiamarsi "della Scienza e della Tecnica" come in passato. Perché il termine "tecnica" è un contenitore più ampio di "tecnologia" per comprendere tutte le nostra attività». Sandro Rizzi
Museo della Scienza. Dal 17 ottobre. Via San Vittore 21. Tel. 02.48.55.51. Euro 8/6, adulto più bambino euro 9.
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