Si alimenta il dibattito sull´origine dell´Homo floresiensis, il cosiddetto "hobbit", di cui vennero trovati i resti scheletrici nell´isola indonesiana di Flores nel 2003.
Ci sono diverse ipotesi: per alcuni, erano uomini moderni affetti da nanismo insulare o, come sostengono Teuku Jacob, Alan Thorne e Maciej Henneberg, pigmei affetti da microcefalia; per altri, come l´antropologa Debbie Argue, fu l´ultima specie del genere Homo a convivere con l´Homo sapiens: l´Homo floresiensis si estinse infatti 17000 anni fa a seguito di un´eruzione vulcanica, mentre l´Homo neanderthalensis 30000 anni fa (o al massimo 24000).
Ora si aggiunge un´altra teoria. I paleoantropologi Peter Brown e Tomoko Maeda, due degli scopritori dei fossili, che avevano inizialmente posto la specie nel genere Homo chiamandolo appunto Homo floresiensis, stanno considerando l´ipotesi di rimuovergli lo status di "umano".
I due sostengono infatti che la stirpe degli hobbit lasciò l´Africa "forse prima dell´evoluzione del genere Homo" (comparso 2.5 milioni di anni fa). Cade dunque la loro stessa teoria secondo cui l´Homo floresiensis fu un´evoluzione dell´Homo erectus, come pensarono dopo aver trovato strumenti in pietra di 840000 anni in un sito di Flores. Secondo Brown, le prove dimostrano che l´antenato diretto degli hobbit precedette l´indonesiano Homo erectus.
A sostegno di ciò, Brown e Maeda hanno studiato i resti dei più antichi Hominini mai trovati fuori dall´Africa, gli scheletri di Homo georgicus di Dmanisi (Georgia), datati a 1.8 milioni di anni fa e considerati una via di mezzo fra l´Homo habilis e l´Homo erectus (o il suo vicino parente Homo ergaster). E hanno notato che l´Homo floresiensis è più simile all´australopiteco che agli Hominini di Dmanisi. Dunque i primi hobbit lasciarono l´Africa prima che gli Hominini raggiunsero la Dmanisi.
Brown conclude: "Sicuramente è possibile che in alcune parti dell´Asia, un isolato gruppo di hominini simile agli australopitechi si evolvette in una direzione particolare – l´Homo floresiensis – e si diffusero all´indietro verso l´Africa".
I resti dell´Homo floresiensis sono rappresentati da 6 o 9 individui, a seconda della disposizione degli scheletri, che vengono datati dai 17000 ai 95000 anni fa. Senza mento, erano alti un metro e avevano braccia e piedi molto lunghi.
Brown fa parte dei cosiddetti africanisti, secondo cui gli Homo sapiens si evolvettero circa 200000 anni fa e rimpazzarono i discendenti delle altre specie esistenti. Jacob, Thorne e Henneberg sono invece dei "multiregionalisti"; sostengono cioè che le specie si svilupparono in diverse regioni dai migranti africani e vennero spinte in una comune evoluzione grazie all´ibridazione: per questo non possono accettare che due specie diverse vissero così a lungo nella stessa regione.
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