Capita spesso ai ricercatori comaschi di andare alla scoperta di siti o manufatti del passato, "Rivista Archeologica Comense" alla mano, e di non trovare quanto si sta cercando con pazienza e dedizione certosine.
Altre volte la sorpresa è ancora più amara, perché si constata che tutto è cambiato rispetto a un secolo fa, ma talvolta gli eletti si consolano con rinvenimenti mai segnalati in precedenza.
È quanto accaduto all´appassionato della Società Archeologica Comense, Franco Prada, che, ironia della sorte, si è trovato a girovagare sul monte suo omonimo - che prende il nome, "Prada", dal fatto che è il naturale prolungamento di una piana morenica - sulle orme di un masso coppellato, già segnalato da uno dei pionieri dell´archeologia comasca, il canonico Vincenzo Barelli, nell´Ottocento proprio sulla "Rivista Archeologica Comense".
A poca distanza dalla fattoria Lissiga, in località Cauglio di Pellio Intelvi, esisteva una roccia, che presentava sulla superficie piatta ben 25 coppelle, gravemente danneggiata vent´anni fa, durante alcuni lavori di incanalamento delle acque meteoriche, che in pratica ne hanno sfaldato la superficie, privandola delle sue incisioni. La preziosità del reperto è testimoniata da un rilievo, elaborato con il contributo di Adriano Gaspani, ricercatore dell´Istituto Nazionale di Astrofisica dell´Osservatorio Astronomico di Brera, che in più occasioni ha studiato siti astronomici golasecchiani, dal quale si evince lo stretto rapporto tra coppelle incise e disposizioni celesti.
Comunque, nonostante la palese delusione del momento per la scomparsa di una testimonianza così valida, il ricercatore comasco non può non considerarsi baciato dalla dea bendata. Infatti, grazie anche alla sua perseveranza nella ricerca del già noto manufatto, si è imbattuto in due incisioni inedite, occultate da un cuscino di muschio, risalenti, come suppone lui stesso, a circa 3mila anni fa. Si tratta di un´altra roccia incisa, che presenta, come spiega l´appassionato ricercatore, «bracci a triangolo tipo "rosa dei venti", la prima individuata con tali caratteristiche».
Vista la sua posizione lungo un crinale, Prada ipotizza che possa essere «un´indicazione di percorrenza o una posizione astronomica», dato che nella stessa zona è presente anche «un interessante allineamento con il medesimo orientamento verso il monte Galbiga».
Al momento, dunque non è dato sapere di più. Occorrerà aspettare un parere dello studioso Adriano Gaspani, che in Valle Intelvi ha già dato il suo contributo con lo studio del castelliere di Monte Caslè di Ramponio, progettato, in base a quanto emerso dalle ricerche del responsabile del Centro di Calcolo dell´Osservatorio di Brera, tenendo conto, oltre che dell´orografia, anche di alcune direzioni astronomiche importanti durante il periodo di frequentazione del sito. La zona fortificata risulta, infatti, astronomicamente orientata in quanto l´asse maggiore della struttura ovale è allineato verso sud-ovest, parallelamente alla direzione del tramonto del sole al solstizio d´inverno.
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