Il rilancio di Pompei passa anche per il biologico: insieme col vino prodotto negli Scavi come duemila anni fa, spazio anche a colture che preservano la biodiversità dell'area archeologica e alla valorizzazione dei prodotti tipici che vi saranno coltivati. Un modello di 'archeo agricoltura sostenibile', con caratteristiche uniche, è l'idea lanciata dal commissario all'area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, che, in occasione della vendemmia, ha firmato un protocollo d'intesa con l'assessorato all'Agricoltura della Regione Campania (guidato da Gianfranco Nappi), tra i vigneti della Domus Nave Europa.
"I sapori dell'antica civiltà pompeiana e l'eccellenza agroalimentare campana saranno la chiave di una nuova proposta turistica che unirà il valore del patrimonio artistico-culturale, del paesaggio e delle tradizioni territoriali" ha detto Fiori. L'area archeologica pompeiana si estende, infatti, per 66 ettari: 44 sono scavati e i rimanenti sono gestiti dai contadini secondo regole precise come quelle di non utilizzare mezzi pesanti, effettuare vangature profonde, utilizzare 'presidi fitosanitari aggressivi' a tutela dei resti archeologici. Una biodiversità che si conserva da 250 anni. Ma è il vino il cuore di un progetto (presentato da Fiori, dalla soprintendente Maria Rosaria Salvatore con l'assessore Nappi) che viene da anni di studio del laboratorio della Soprintendenza.
L'aglianico, lo sciacinoso ed il piedirosso, prima piantati su circa 8000 metri quadrati ripartiti su 5 appezzamenti, a Pompei sono coltivati 'a filare', rispettando le distanze suggerite dai dati di scavo, negli stessi luoghi dove sorgevano i vigneti antichi. Nasceva così il vino 'Villa dei Misteri', mentre l'area dei vigneti raddoppiava e includeva anche l'Orto dei Fuggiaschi, uno dei luoghi più visitati. Nel futuro ogni bottiglia sarà destinata ad un'ambasciata italiana nel mondo, accompagnata da una serie di eventi e promozioni studiate appositamente per ogni destinazione. Intanto alle scuole primarie presenti alla vendemmia è stata illustrata in anteprima la mostra Vinum Nostrum, che narra il lungo cammino della vite e della sua diffusione dalla Grecia a Roma antica, grazie anche alle testimonianze uniche che gli scavi di Pompei conservano.
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