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13 Ottobre 2009 ARCHEOLOGIA
Elisa Michellut MessaggeroVeneto
Troppi siti esposti alle intemperie, Aquileia deve proteggere meglio le sue bellezze
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AQUILEIA. Il futuro dell´archeologia guarda all´innovazione tecnologica, indispensabile per migliorare la ricerca e valorizzare il patrimonio storico, al fine di modernizzare una disciplina che, per progredire, ha bisogno non solo di rimanere legata alla tradizione, ma anche di rinnovarsi in modo creativo.

Indagini geomagnetiche sul territorio, sistemi informativi territoriali archeologici, nuovi metodi di conservazione e valorizzazione dei siti archeologici e la creazione di un "museo delle città" sono le basi della nuova archeologia. Ne è convinto Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, intervenuto ieri mattina, nella città romana, in occasione del convegno di studi organizzato dall´Associazione nazionale per Aquileia, che ha festeggiato l´ottantesimo anniversario della fondazione (1929/2009). Carandini non ha mancato di fare il punto sulla realtà archeologica aquileiese, mettendo in luce le varie problematiche legate alla tutela delle rovine e proponendo soluzioni. Lo abbiamo intervistato.

Professor Carandini, come immagina dunque il futuro dell´archeologia?

«Il futuro di questa scienza sta nel recuperare quell´amore per la totalità del reale, che è stata scoperta dai grandi romanzieri dell´800, a partire da Honorè de Balzac, che teorizza l´inadeguatezza del lavoro degli storici nella premessa della Comédie humaine, dove sostiene che non ci si può limitare solo a tramandare i grandi avvenimenti, ma bisogna raccontare anche gli aspetti della vita privata. Dobbiamo rifarci a questa prospettiva basandoci sulla documentazione e non sulla fantasia».

In che modo?

«È necessario superare un´archeologia di tipo esclusivamente storico artistico e creare una dimensione antropologica, per raggiungere la quale sono necessari strumenti nuovi, come l´indagine geomagnetica sul territorio, l´uso dei sistemi informativi territoriali archeologici, la capacità di presentare le rovine in modo comprensibile, con piante, didascalie e ricostruzioni, e la creazione di un museo della città».

Secondo lei, il governo valorizza adeguatamente il patrimonio archeologico del nostro Paese?

«Dagli anni ´80 i finanziamenti sono diminuiti con conseguenze pesanti, in primis la scarsità di personale. Inoltre i funzionari hanno un´età media di 55-56 anni, quindi è necessario un ricambio generazionale. È ovvio che debbano anche essere garantiti i finanziamenti essenziali per permettere alla Soprintendenza di portare avanti il suo compito».

Come ottimizzare al meglio le risorse?

«Per esempio, in merito all´innovazione tecnologica, se ogni Soprintendenza avesse il suo sistema informativo territoriale, anziché impiegare venti persone ne basterebbero tre perché l´informatica rende immediatamente comprensibile, visibile, percettibile e cartografato ciò che una volta era disperso».

Quindi l´innovazione va di pari passo con la cultura?

«Certo, direi che la perfeziona. Il sistema informativo consente di archiviare ogni minima documentazione e di creare quel grande museo in cui è possibile riassumere la storia della città, epoca per epoca».

Perché è così importante un museo della città, che peraltro ha proposto anche ad Aquileia?

«Un visitatore avrebbe la possibilità di recarsi al museo prima di visitare la città e capire sinteticamente la storia del territorio. In un secondo momento si potrebbero proporre i vari itinerari da seguire».

Quanti musei di questo tipo ci sono in Italia?

«Nessuno, purtroppo, e non c´è nemmeno un museo della nazione. In Germania, invece, a Berlino, è possibile visitare il museo di storia della Germania. In tre ore si capisce tutta la storia della nazione, dai romani alla caduta del Muro».

Lei ha più volte accennato alla conservazione dei resti...

«C´è un problema di protezione dei mosaici, che va studiato con tecnici appropriati. Molti siti sono esposti alle intemperie e, a mio avviso, non dureranno a lungo. Anche la situazione di Aquileia è a rischio in questo senso e, a tale proposito, mi rivolgerei al più presto all´Ufficio centrale del restauro. Aquileia è un luogo delizioso ma, a mio avviso, non è ben valorizzato. C´è un problema fondamentale di rapporto tra urbanistica e progettualità e poi i percorsi devono essere segnalati adeguatamente, è necessaria una cartellonistica adeguata e ogni sito deve richiamare il successivo».