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13 Ottobre 2009 ARCHEOLOGIA
R. W. Corriere del Mezzogiorno
Torre Santa Sabina, le prime foto dal cimitero (sommerso) delle navi
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BRINDISI - Nella prima decade di ottobre si svolgerà la seconda campagna di scavi archeologici subacquei nel sito di Torre Santa Sabina, sulla costa di Carovigno, definito dai ricercatori «eccezionale approdo dimenticato» e riscoperto negli ultimi decenni. L´intervento sarà coordinato dal dipartimento di Beni culturali dell´università del Salento, in collaborazione con il Comune di Carovigno e l´Istituto superiore per la conservazione ed il restauro (Icr). Alla campagna prenderanno parte laureati e laureandi di varie università.

L'AREA ARCHEOLOGICA - Il sito di Torre Santa Sabina ha dato numerosi reperti risalenti all´età del Bronzo e presenta tracce di frequentazione di epoche successive, dalla protostoria all´età moderna. Nella baia sono stati identificati vari relitti di epoche diverse: quello meglio conservato si trova a soli due metri e mezzo dall´insenatura di Camerini e risalirebbe all'età romana, tra la fine del III e l'inizio del IV secolo dopo Cristo. La copertura di lastroni che fu apposta nel 1998 per preservarlo dalla distruzione è stata parzialmente rimossa nel corso della campagna 2007. È venuta alla luce la fiancata di sinistra dell´imbarcazione, per circa otto metri di lunghezza e circa quattro di larghezza.

LA NAVE - La parte messa in luce, a circa metà nave, mostra il fasciame esterno (il "guscio") costituito da tavole saldate tra loro con linguette a cui sono fissate numerose ordinate ed alcune tavole del fasciame interno (il paiolato della stiva). È anche visibile il robusto paramezzale con la scassa, l´alloggiamento del piede dell´albero. Il relitto si rivela «di eccezionale interesse» - sottolineano gli esperti - per lo stato di conservazione del materiale ligneo, per l´età antica si conosce solo un altro caso simile, in Francia. Originariamente la nave doveva superare i 20 metri di lunghezza ed avere un discreto tonnellaggio. Altro dato di grande rilevanza è la sua datazione: alla luce dei materiali ceramici rinvenuti, tra i quali si distinguono un´anfora africana integra ed altre della stessa tipologia, frantumate, sarebbe riferibile alla fine del III o agli inizi IV secolo dopo Cristo.

EPOCHE DIVERSE - Nel corso della ricerca è stata anche indagata un´altra area dove, negli Anni settanta e nei primi Anni ottanta (scavi del museo provinciale di Brindisi "Francesco Ribezzo"), era stato scoperto abbondante materiale di epoche assai diverse: dalla ceramica di età arcaica alla ceramica a rilievo di età ellenistica (le cosiddette «coppe megaresi»), a quella tardoantica e medievale. Per la prima volta a Torre Santa Sabina è stato attuato un saggio di scavo stratigrafico, sottoposto ad un puntuale rilievo all´interno di un reticolo di riferimento. Lo scavo ha permesso di individuare l´esistenza di almeno due strati, uno comprendente soprattutto anfore inquadrabili tra il II e il I secolo a. C., mentre quello sottostante ha restituito frammenti di epoca più antica, ed in particolare ceramica fine di età arcaica, classica ed ellenistica.

SCONTRI TRA IMBARCAZIONI - L´intervento stratigrafico pone in discussione l´ipotesi formulata in passato circa l´esistenza di una discarica portuale e suggerisce invece la sovrapposizione di resti di vari relitti: non è escluso che in questo tratto fortemente esposto, siano venute ad infrangersi, nel corso dei secoli, più imbarcazioni, e qui siano precipitati più carichi o parti di carichi, scompaginati e dispersi lungo la scarpata rocciosa.