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22 Settembre 2009 ARCHEOLOGIA
Il Giornale di Vicenza
Rotzo. Al villaggio del Bostel si tocca la preistoria
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Un villaggio preistorico dove poter vivere come gli abitanti originari. È il Bostel, sito archeologico di Rotzo situato a sud della frazione di Castelletto, abitato d'altura della seconda età del ferro, vale a dire dal V al I secolo avanti Cristo. Bostel significa "stalla, ripostiglio da conservarvi le biade ed il fieno per l'inverno", come indica l'abate Agostino Dal Pozzo che già nel '700 suggerì che nella località esistesse un insediamento antico.

Posto ad un'altitudine di 850 metri, il Bostel si trova su un'altura ben soleggiata, strutturata a terrazzi con erba da pascolo e, da secoli, orti coltivati a patate. Il dislivello fra il pianoro ed il fondo della vallata sottostante in cui scorre il torrente Assa è di circa 450 metri. Le caratteristiche orografiche lo rendevano un avamposto ideale per il controllo del territorio circostante, tanto che dagli studi effettuati pare che il Bostel rivestisse una funzione nodale in una rete di scambi di un'economia basata soprattutto sul flusso delle risorse pastorali e minerario/metallurgiche. Grazie a questi scambi commerciali agli studiosi al Bostel sono evidenti le tipiche caratteristiche di "zona di confine", ovvero di incontro di due culture, quella della pianura veneta e quella alpina.

Dagli anni '90 il sito è stato inserito in una pianificazione di scavi di ricerca e in un progetto di valorizzazione scientifica e turistica. Il progetto complessivo è frutto di una collaborazione tra Università di Padova, Soprintendenza archeologica per il Veneto e il Centro internazionale di studi di archeologia di superficie che insieme hanno realizzato l'Archeopercorso del Bostel.

Lo scopo dell'archeopercorso è quello di valorizzare il sito archeologico attraverso un "restauro" del sito, così da permettere al visitatore di vedere come era disposto il villaggio. Inoltre sono stati realizzati degli esperimenti da far fare al visitatore che permettono una maggior comprensione del sito, mettendo in relazione il deposito archeologico e uno scenario di vita comune. Un nuovo modo di esibire siti archeologici con una forma di "pseudo contatto" denominato "touch the past", ovvero toccare il passato.

Tra i punti di maggior interesse c'è la "casetta", un'abitazione ricostruita che è inserita in un insieme territoriale. Con l'archeopercorso e un'organizzazione dei suoi percorsi e sentieri si è cercato di allargare l'interesse del visitatore anche verso l'aspetto naturale che lo circonda (le risorse vegetali, animali, morfologiche, geologiche, mineralogiche) e verso altri tematismi culturali locali.

L'archeopercorso è finanziato dalla Provincia, dalla Comunità montana dei Sette Comuni, dall'Apt di Asiago e dal Comune di Rotzo.

La valorizzazione del sito, affidata alla società Archeidos convenzionata con il Comune di Rotzo, si concretizza con l'organizzazione di visite guidate, giornate di archeologia sperimentale e didattica e conferenze sul territorio. Dopo il Festival dell'archeologia, nei prossimi giorni prenderà il via l'attività didattica.