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8 Settembre 2009 ARCHEOLOGIA
PC Turismo
Passeggiate nei misteri della preistoria
tempo di lettura previsto 2 min. circa

A Costa di Roccapulzana sopravvivono evidenti tracce protostoriche. La Costa è il proseguimento naturale della parete rocciosa di Rocca d'Olgisio. Infatti, sono state ritrovate parti di un camminamento che dalla Rocca scendeva al rio Tinello, lo attraversava, per risalire poi sulla Costa di Roccapulzana. Qui, al Becco del Merlo, un alto masso roccioso spaccato in due da una profonda e stretta fenditura, inizia l'itinerario che porta i partecipanti a ripercorrere tutta la Costa, discendendo alla fine verso il Chiarone.

Una serie di scalini ormai consunti permette di salire sul Becco del Merlo, dove la presenza di fori per palificazioni testimonia inequivocabilmente il passaggio dell'uomo in periodi molto antichi. Non si sa che cosa lo spingesse ad arrivare fin lassù: forse era un luogo di avvistamento, probabilmente adatto anche per osservare il cielo. Con sicurezza possiamo solo dire che ancor oggi si tratta di un incomparabile punto panoramico: Monte Aldone sulla destra, Rocca d'Olgisio a sinistra, incorniciano un quadro di vigneti, macchie di bosco, campi coltivati, qua e là macchiati dal rosso dei papaveri. Si ridiscende poi lungo il sentiero e ci si inoltra verso ombrosi castagneti, che ospitano anche querce, qualche frassino e pochi cerri.

Non mancano alcune specie floreali protette: le preziose orchidee, il dittamo albo (considerato una panacea dai Romani), il cisto dai fiori gialli, il fico d'India nano, abbarbicato alla parete rocciosa esposta a Sud. Altre piante ricordano antiche usanze contadine, come l'epatica, così chiamata perché le foglie venivano usate per curare il mal di fegato delle galline o il corniolo, dalle cui bacche si ricava una buona marmellata. I fiorellini della Madonna, che fioriscono in maggio, mese dedicato a Maria, hanno i fiori rosa, anziché azzurri, perché il terreno è calcareo. Affiorano qua e là massi più o meno grandi di rocce, intervallati da spiazzi, sicuramente opera dell'uomo, anche per la regolarità del loro perimetro. Si dovranno fare saggi di scavo e penso si potrebbe trovare qualcosa di interessante. Come è avvenuto, ad esempio, l'8 dicembre 1998 quando, sotto strati di foglie, è apparso uno strano gruppo formato da tre lastre di pietra. Il successivo scavo, compiuto dalla Soprintendenza Archeologica, ha permesso di identificare un dolmen protostorico, accanto a cui è stato ritrovato un frammento di vaso dell'età del Ferro, utile per ipotizzare una datazione. Forse non a caso, un'alta guglia rocciosa, situata poco a monte del dolmen, segnala anche a distanza quel luogo. Non è l'unico mistero che attende di essere svelato. Sulla parete sud evidenti tracce di un camminamento portano a frammenti rocciosi, sepolti dalle frane, che potrebbero nascondere alla vista l'ingresso di una grotta.