Dopo la mostra a Venezia nel 1991, un grande evento che aveva permesso di scoprire la ricchezza culturale dei Celti, l'esposizione al Museo storico di Berna, la prima nel suo genere nell'area di lingua tedesca, mette al centro dell'attenzione la produzione artistica di una civiltà che ha segnato a fondo la storia d'Europa.
«Si tratta di una bella esposizione, che mostra stupendi oggetti artistici», riconosce senza finta modestia il vicedirettore del Museo storico di Berna Felix Müller. In effetti, non gli si può dare torto. L'esposizione rievoca un millennio e mezzo di storia continentale, dal 700 a.C. al 700 d.C., con 450 capolavori di rara bellezza.
Il Tutankhamon celtico
Nelle sale dell'esposizione, allestite con cura particolare per la scenografia e con un sapiente impiego delle nuove tecnologie, si possono ammirare magnifici gioielli finemente lavorati, sculture dall'aura misteriosa ed esotica, vasellame decorato con figure di animali favolosi, elmi dalle laboriose decorazioni e molto altro ancora.
Fra gli oggetti esposti spicca, in una delle prime sale, il tesoro funerario della sepoltura principesca di Hochdorf, risalente al VI secolo a.C.. Alla sua scoperta nel 1978, nelle vicinanze di Stoccarda, si era parlato di «Tutankhamon celtico», perché la tomba, come quella del celebre faraone, non era stata saccheggiata.
Il tesoro, che oltre ai gioielli del principe comprende anche un carro decorato e varie suppellettili, ha lasciato per la prima volta la Germania grazie alla collaborazione con il Museo regionale del Württemberg, che ospiterà la mostra bernese nel 2012, nell'ambito di una più grande esposizione dedicata ai Celti.
Dal Württemberg arrivano anche la statua del «guerriero di Hirschlanden», risalente al 530 a.C., la più antica statua di grandi dimensioni trovata a nord delle Alpi, e gli oggetti rinvenuti nella tomba di Kleinaspergle, la cui provenienza etrusca e greca testimonia le ampie relazioni commerciali dei Celti.
Prestiti da mezza Europa
Oltre ai reperti presenti nella ricca collezione del Museo storico bernese, molti altri pezzi esposti a Berna provengono dai musei di mezza Europa. Per esempio lo stupendo elmo di Agris, ricoperto d'oro (IV sec. a.C.), scelto dai curatori per il manifesto della mostra, conservato di norma ad Angoulême, in Francia, e l'elmo trovato a Canosa di Puglia insieme a una corazza greca e oggi parte della collezione degli Staatliche Museen di Berlino.
O ancora una maschera per pony del 200 a.C., il più importante reperto di origine celtica trovato in Scozia; le ceramiche provenienti da Clermont-Ferrand, decorate con curiosissime figure animali; una tromba da guerra scoperta recentemente a Tintignac, nella Francia occidentale, e il celebre busto in oro di Marco Aurelio rinvenuto ad Avenches (canton Vaud), opera di epoca romana ma realizzata da un artista di origini celtiche.
Chiude la mostra un evangelario proveniente dalla biblioteca del monastero di San Gallo (750 d.C.), il Codex 51, un capolavoro della miniatura irlandese in cui motivi celtici, germanici e cristiani si fondono per creare uno stile nuovo.
Ornamenti, reinterpretazione e astrazione
Gli oggetti esposti al Museo storico di Berna permettono di apprezzare soprattutto la qualità ornamentale dell'arte celtica e la sua capacità di trarre ispirazione dai manufatti di altre culture senza tradire il proprio spirito. «Gli artisti celti riprendono per esempio motivi decorativi floreali greci, ma li trasformano completamente, facendone dei motivi ornamentali astratti», osserva Felix Müller.
D'altro canto l'esperto di archeologia celtica invita a guardare sempre con attenzione i manufatti di origine celtica: «Quello che a prima vista sembra un motivo decorativo si rivela talvolta essere un volto o una figura zoomorfa. L'arte celtica è piena di sorprese, di animali favolosi, di finissime decorazioni. E questo la rende affascinante».
Davanti a una serie di bellissimi bracciali di vetro policromo, risalenti al 200 a.C. e trovati nei dintorni di Berna, Felix Müller non può nascondere la sua profonda ammirazione per gli artigiani che li fabbricarono: «Oggi, che io sappia, nessuno è più in grado di fare qualcosa del genere».
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