Nell´antico Egitto il mondo terreno e l´aldilà erano strettamente legati e le maestose tombe della civiltà dei faraoni e delle piramidi ne sono un chiaro esempio. Ma il cammino dalla vita alla morte e da questa alla vita eterna, per la prima volta, viene narrata anche dalle decorazioni della tomba di Harwa, del VII secolo, quando l´Egitto era oramai un paese diviso e la Valle del Nilo era in mano ai faraoni nubiani della XXV dinastia.
Le ultime scoperte su uno dei monumenti funerari privati più grandi dell´antico Egitto sono state presentate dall´egittologo Francesco Tiradritti nella sala conferenze del Museo del Territorio di Sa Corona Arrubia, presso la mostra che "per la prima volta ha raccolto i reperti di diverse collezioni italiane e raccontato l´Egitto attraverso le figure dei suoi protagonisti, il faraone, il contadino, la famiglia e il dio", ha spiegato Ferruccio Dendena, della Icograf di Milano, che ha organizzato l´evento culturale assieme a Sa Corona Arrubia.
I segreti racchiusi nella tomba di Harwa aiutano a capire ancora meglio quest´uomo egizio, i suoi ideali e la sua concezione della vita. Tiradritti ha realizzato un primo sopralluogo nel monumento nel 1995 e dal 1996 lavora alla sua riscoperta e valorizzazione, come responsabile della Missione Italiana a Luxor. Harwa visse tra la fine dell´VIII e l´inizio del VII secolo e detenne la carica di Grande Maggiordomo della Divina Adoratrice, posizione che gli permise di gestire le ingenti risorse dello stato, che abbracciava tutto l´Egitto meridionale. L´importante funzionario fece scavare nella piana dell´Assasif, sulla riva ovest di Luxor, il proprio sepolcro di ben 4500 metri quadrati, estensione che supera le tombe che i sovrani delle epoche precedenti si erano fatti erigere nella vicina Valle dei Re.
Tiradritti illustra ad un pubblico interessato e curioso il suo lavoro nella tomba di Harwa. In giacca e cravatta, ha abbandonato solo fisicamente camice e attrezzi. Parla con passione e chiarezza, come fosse ancora impegnato fra la sabbia e i detriti del monumento di Luxor.
La prima scoperta interessante si trova all´esterno, e si tratta di una cava, "rarissima nelle tombe egizie, che ci fornisce interessanti notizie sulle tecniche architettoniche utilizzate dagli egiziani" dice l´egittologo. Il sepolcro di Harwa è il più antico della necropoli di Assasif. Gli alti funzionari di Tebe, l´odierna Luxor, che gli succedettero, ne seguirono l´esempio facendo scavare i propri sepolcri intorno al suo ed imitandone soprattutto gli elementi decorativi.
Da questi emergono testimonianze importanti sulla cultura e l´arte del periodo. Sequenze di arieti, così come l´immagine di un pescatore, che prima si avvicina al fiume e poi lavora il pesce pescato, richiamano figure e ritmi di vita del 2400 a.C.: "una sorta di rinascimento egiziano, che recupera la sua storia passata, come è accaduto nel 1500 per il Rinascimento italiano" aggiunge Tiradritti. Il sepolcro di Harwa è stato oggetto di frequentazione anche nei secoli successivi, come prova il ritrovamento di un frammento di un ritratto greco-romano del II secolo d.C.
Ma la scoperta più importante, di cui l´egittologo va orgoglioso, sono le decorazioni sistemate nei punti di collegamento fra le varie stanze della tomba, che descrivono, senza lasciare spazio a dubbi od equivoci, il passaggio fra la vita e la morte e quindi fra la morte e la vita eterna. Una vera novità per i monumenti funerari egiziani. Prima una stele dove in geroglifico Harwa racconta la sua vita fatta d´imprese nobili, aiuto ai deboli e a chi è in difficoltà, "quasi un preannuncio dei principi del cristianesimo" osserva l´egittologo.
Quindi un´allegoria della morte. Harwa ritratto come un vecchio dal ventre prominente, seno cadente e doppio mento, condotto nell´Oltretomba dal dio sciacallo Anubi. La mano della divinità stringe con fermezza quella dell´uomo, che invece tiene le dita ben distese, quasi cercasse di divincolarsi dall´ineluttabile presa "perché gli egiziani temevano la morte" ricorda l´egittologo. Il destino di Harwa si compie nel raggiungimento del dio Osiride, re dei Morti, la cui immagine è scolpita in altorilievo sulla parete di fondo del santuario, nell´ultima stanza, dove l´anima, liberatasi dal corpo, contemplerà Osiride per l´eternità. La sua immagine, che appare così lontana all´ingresso della tomba, adesso emerge in tutto il suo splendore. All´esterno è stato inoltre ritrovato un frammento di giara, con dei geroglifici scritti in rosso, "un colore forte utilizzato per combattere le forze soprannaturali" conclude l´egittologo.
Da qui ripartiranno i suoi scavi ed il suo studio sul monumento. Per Tiradritti la vacanza è già finita. Dopodomani riparte per l´Egitto, verso la sua tomba di Harwa.
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