Due anni fa a Mantova, davanti a Palazzo Ducale, durante i lavori di scavo per la realizzazione di dissuasori di sosta emerse un mosaico di età imperiale. Una scoperta di eccezionale rilievo, perché della Mantua virgiliana non si erano ancora trovate tracce nel centro storico cittadino. Il ritrovamento ha però dato origine a un "conflitto" tra le istituzioni addette alla tutela: da un lato, la Soprintendenza archeologica e quella ai Beni architettonici favorevoli a mettere in evidenza il pavimento musivo; dall´altro la Soprintendenza per il patrimonio storico-artistico, che gestisce Palazzo Ducale, contraria a stravolgere l´assetto trecentesco della piazza. Episodio analogo a Modena, dove nel 2006, nel corso della realizzazione di un parcheggio interrato nel centro storico, sono emersi resti delle mura della Mutina romana risalenti al II secolo avanti Cristo. Di qui il dilemma: bloccare i lavori e il progetto, a costo di perdere milioni di euro di finanziamenti e pagare salate penali? Stravolgere l´esistente? E ancora, come scegliere tra il Medioevo e la romanità? E come conciliare le esigenze di moderne infrastrutture con il rispetto e la tutela del centro storico e dei reperti archeologici? Scelte complesse e spesso "dolorose", che necessitano di linee-guida rigorose affinché non si sconfini nella pastoia o, all´opposto, nello scempio urbanistico e che martedì scorso sono state al centro del convegno "Progettare la memoria. L´archeologia nella città contemporanea", organizzato da Italia nostra e dal ministero dei Beni culturali nella Casa dell´Architettura di Roma.
"Sulle infrastrutture non è pensabile orientare la scelta solo sulla base di ragioni funzionali né di soluzioni meramente ingegneristiche - afferma al VELINO il presidente di Italia nostra Giovanni Losavio, che ha introdotto i lavori -. Bisogna promuovere una cultura della progettazione che riesca a svolgere una vera sintesi fra i vari archeologi, architetti, urbanisti e geografi coinvolti. Una decisione accettabile può anche prevedere semplicemente l´inventario e la messa in sicurezza, perché non ha senso andare a ledere il valore culturale di una piazza". "Troppo spesso l´alternativa è prendere o lasciare, senza cercare altre opzioni che potrebbero contemplare bisogni differenti - aggiunge l´urbanista Paolo Berdini, autore de ´La città in vendita´, dedicato all´´assalto´ dei centri commerciali ai centri storici e al loro stravolgimento, in particolare nel caso romano -. In Europa, invece, il progettista prospetta sempre più soluzioni, perché se c´è l´intenzione tutto si tiene: beni culturali e modernizzazione non devono per forza essere agli antipodi".
Ma allora quale ruolo riservare all´archeologia nella città contemporanea? "Quello dell´identità storica, abbandonando la tendenza a considerarla solo come evento, spettacolo o reclame turistica - afferma Stefano De Caro, direttore generale per l´Archeologia del Mibac -. Le infrastrutture, specie quelle legate al trasporto, sono vitali ma lo sono anche i beni culturali, fondamentali per capire perché una città si è configurata in un certo modo anziché in un altro". E come esempio di questa filosofia, De Caro - che in passato ha ricoperto le cariche di soprintendente a Napoli e di direttore regionale della Campania - cita il caso del capoluogo partenopeo, segnato negli ultimi anni dai lavori per la realizzazione della metropolitana: "Lì si è riusciti a giungere a un accordo per evitare che il tracciato passasse pienamente per il centro, pur sapendo che anche in periferia sarebbe entrato nella città storica. Gli accertamenti archeologici sono iniziati con un certo anticipo rispetto all´opera pubblica - rimarca De Caro - e col ministero fu decisa una collocazione strategica delle stazioni, prevedendo che in caso di scoperte di notevole evidenza si sarebbero studiate soluzioni che ne permettessero comunque la realizzazione ma valorizzando in situ il reperto". E così è stato per il tempio romano scoperto a piazza Nicola Amore, smontato e poi ricollocato al termine delle operazioni di scavo. Non prima però che la stazione venisse modificata, passando da tre a quattro livelli funzionali, uno dei quali dedicato interamente alla visita del ritrovamento archeologico.
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