Durante il mio ultimo viaggio in Egitto ho scoperto alcuni particolari sfuggiti ai miei colleghi italiani e stranieri in grado di sovvertire la storia della navigazione. Secondo la versione ufficiale della storia, prima dell´arrivo di Colombo in America, nessuno era a conoscenza dell´esistenza del continente americano e le civiltà che si svilupparono prima del 1492 vissero in un "beato" isolazionismo ignare di grandi culture che sorgevano e collassavano sul suolo del continente oltreoceano. Esiste una versione alternativa però, definita Diffusionismo, che sostiene che le civiltà del Vecchio Mondo, gia in antico sapevano dell´America, e con le sue civiltà commerciavano beni e scambiavano conoscenza. Esistono una serie di indizi archeologici e storici interessanti a sostegno che l´America fosse conosciuta prima di Colombo ma oggi possiamo avanzare l´ipotesi che già gli antichi egizi ebbero rapporti commerciali con l´America (forse vi giunsero con le loro navi, oppure ricevettero merci portate da altri popoli che avevano rapporti con i pre-colombiani). Tali indizi sono molto consistenti e li ho personalmente individuati tra reperti ufficiali conservati al Museo del Cairo. Nella sezione del museo destinata al periodo amarniano e al faraone Akhenaton vi è una teca con piccoli oggetti in faience trovati nelle tombe amarniane (1352-1295 a.C.). Alcuni sono certamente delle pigne ma due piccoli oggetti di colore verde, lunghi solo un paio di centimentri, riportano un lungo ciuffo di colore scuro. È chiaro e lampante che si tratti di ANANAS, in quanto le pigne non presentano tale ciuffo essendo un frutto di alberi di conifere e non un frutto di una pianta grassa che è originaria del Sud-America e portata in Europa ufficialmente solo dopo Cristoforo Colombo. Inoltre si osservi la direzione delle "scaglie". In una pigna queste puntano verso il basso e ciò è ben riprodotto anche nelle pigne di faience egizie poste nella bacheca. Nell'ananas le scaglie puntano naturalmente verso l´alto e questo è quanto si vede dai due piccoli ananas di faience egiziani (ve ne è forse un terzo, più grande, anch'esso di colore verde ma sembra aver perso il ciuffo). Il colore verde è naturale per gli anans colti acerbi. Dunque, cosa ci fanno degli ananas in Egitto se le culture d´Egitto e del Sud-America mai vennero ufficialmente a contatto?
L´unica risposta è che, per riprodurli così fedelmente, gli egiziani del periodo amarniano dovevano per forza di cose conoscere questo frutto, o per commerci diretti o indiretti. Nel secondo caso, qualcuno in America dovette comunque andarci per portarli con sé in Africa, dunque questi due ananas provano al di là di ogni ragionevole dubbio che l´America fu scoperta molto prima di Colombo. Furono gli egiziani? Non lo sappiamo ma questi reperti risalgono a circa 1300 anni prima di Cristo e sono osservabili oggi al Museo del Cairo.
Un altro indizio è dato da alcune pannocchie di mais che, personalmente, credo di aver individuato tra i rilievi del tempio di Ramses II ad Abydo. Sulla parete interna destra del muro di cinta il dio del Nilo Api porta delle offerte. Due rilievi, uno successivo all´altro mi permettono di discutere la presenza di questa pianta americana da coltivazione tra gli egizi. Infatti in un rilievo Api porta dei pani, fichi, melograni, anatre e uva. Non c´è alcun dubbio che si tratti di uva. In quello successivo le offerte sono le stesse ma stavolta l´uva è stata sostituita da qualcosa di più allungato che di certo non è uva, né si tratta di pigne. Credo, anche se sono meno sicuro rispetto agli ananas del Museo del Cairo, che si tratti di mais. Sembra di ravvisarvi anche una delle classiche foglie allungate che ricoprono la spiga in quella a sinistra dell´immagine. L´uva, inoltre, come si evince dallo stesso bassorilievo posto di fianco sullo stesso muro, ha ben altro aspetto, molto più riconoscibile.
Dunque, chi porto ananas e mais in Egitto se mai queste culture vennero a contatto? La risposta è solo una, non solo la storia della navigazione va riscritta, ma è l'intera storia della civiltà a dover essere oggetto di revisione.
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