NAPOLI «La prima cosa che è stata scoperta, è stata una pittura che contiene due grandi festoni con frutta e fiori, una testa di uomo molto grande e di buona fattura, un elmo, una civetta, vari uccelli e altre cose».
La breve annotazione descrive il frammento di un affresco che venne rinvenuto a Pompei durante la giornata del 6 aprile 1748 dando avvio ad una delle grandi stagioni dell' archeologia italiana, vale a dire la riscoperta della pittura pompeiana.
Quel documento è esposto ora nei rinnovati spazi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dedicati agli affreschi restituiti dalle città vesuviane distrutte nell' eruzione del 79 d. C. Lungo il percorso espositivo si ha adesso la possibilità di approfondire la conoscenza delle tecniche pittoriche antiche, dei tempi e dei modi della riscoperta di Pompei ed Ercolano e degli sviluppi della pittura romana sino agli anni Settanta del I secolo d. C.
I curatori della rinnovata sezione, Mariarosaria Borriello e Valeria Sampaolo, hanno inoltre voluto - attraverso alcune indovinate scelte espositive - provare a ricostruire i contesti di provenienza e darne una presentazione unitaria tenendo presente anche la sequenza cronologica.
Le vicende degli affreschi esposti sono interessanti e spiegano la loro conservazione all' interno di un museo e non sul luogo di rinvenimento: i primi scavi nei centri vesuviani vennero finanziati dal re Carlo di Borbone che fu indotto anche per questo a ritenere i beni riportati alla luce di sua proprietà e a collocarli all' interno della residenza di Portici.
Per quanto concerne gli affreschi fu necessario procedere al loro distacco ed essi - quasi sempre ridotti a dimensioni più contenute, attraverso una selezione rigida delle parti figurate da conservare - si trasformarono in «tanti bei quadri per il re» come ebbe modo di osservare l' antiquario Marcello Venuti.
Quei «bei quadri» vennero ospitati inizialmente nell' Herculanense Museuma Porticie solo in un secondo momento furono trasferiti nel Real Museo Borbonico a Napoli, ma non tutti: alcuni vennero inviati come doni preziosi ai sovrani europei, o a personaggi di grande spicco del tempo.
Nel 1826 il trasferimento venne completato e la serie dei dipinti staccati divenne uno dei vanti del museo napoletano come lo è ancora oggi a maggior ragione dopo il loro recentissimo riordinamento.
Alla collezione sono state destinate dodici sale: nella prima sono presentate le modalità di realizzazione degli affreschi, nella seconda le vicende legate alla loro riscoperta.
Nelle successive cinque è presentato uno spaccato esauriente degli sviluppi della pittura pompeiana con l' esposizione di alcuni capolavori assoluti.
In altre quattro sale le opere sono disposte in maniera tematica: i temi mitologici, le nature morte, i paesaggi, i numi tutelari, la pittura popolare. Una stanza è riservata alla Villa di Arianna di Stabia, la cui scoperta avvenne tra gli anni Cinquanta e Settanta del Settecento.
Resta da aggiungere che il bel catalogo, curato da Irene Bragantini e Valeria Sampaolo, è pubblicato da Electa.
di Michael A. Cremo, Richard L. Thompson2. Archeologia Misterica
di Luc Bürgin3. Archeologia dell'impossibile
di Volterri Roberto4. Archeologia eretica
di Luc Bürgin5. Il libro degli antichi misteri
di Reinhard Habeck6. Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol
di Roberto Volterri, Alessandro Piana7. Il mistero delle piramidi lombarde
di Vincenzo Di Gregorio8. Le dee viventi
di Marija Gimbutas9. Come ho trovato l'arca di Noè
di Angelo Palego10. Navi e marinai dell'antichità
di Lionel Casson
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