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15 Giugno 2009 ARCHEOLOGIA
Ottavia Giustetti Repubblica.it
Ricostruita dal Politecnico la 'macchina' con cui gli egizi edificarono le Piramidi
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Trasportare enormi blocchi di granito, pesanti fino a dieci tonnellate, attraverso una lunga galleria in salita: le tecniche di costruzione degli antichi egizi sono da oggi un po´ meno misteriose. Grazie a una simulazione con un macchinario del Politecnico, la prima simulazione al mondo, gli esperti di tecniche delle costruzioni hanno dimostrato che è possibile. E non solo, con la tecnica dell´argano spagnolo e dell´attorcigliamento delle funi, è sufficiente la forza di un solo uomo per il trasporto di ogni enorme blocco lungo la galleria.

La «macchina di corti bastoni» che Erodoto cita nelle Storie è dunque esistita davvero, ed è stata ricostruita a grandezza naturale e utilizzata per la prima volta in una simulazione nel dipartimento di ingegneria strutturale e geotecnica, in collaborazione con Iveco che ha finanziato parte dell´esperimento.

Lungo dieci metri, il modello moderno della macchina è capace di spostare fino a cinque tonnellate. Questa versione è stata presentata al Comitato scientifico della Fondazione del Museo egizio e agli esperti nei giorni scorsi, durante il convegno nazionale di «Egittologia e papirologia». Per la costruzione della piramide di Cheope, tuttavia, si ipotizza abbia potuto trasportare blocchi pesanti fino a 45 tonnellate con la forza di soli tre o quattro uomini.

Secondo la ricostruzione del professore Giorgio Faraggiana e Osvaldo Falesiedi, dipendente di Iveco con la passione per l´a rcheologia, venivano inserite tra le funi sbarre laterali per esercitare una maggiore leva. «Le nicchie che si notano alla base delle pareti della galleria, considerata a lungo come un corridoio cerimoniale - spiega Faraggiana - non servivano affatto a ospitare statue commemorative, ma a bloccare le traverse di legno, mentre la galleria forniva la parte rigida della macchina».

(04 giugno 2009)