«Due anonimi ecologisti non si danno pace, da quando è stata demolita la villa Terragni all´incrocio tra via Grossi e via Zezio per costruire un palazzo. Secondo gli studiosi di Milano, è un rischio archeologico: sotto le fondamenta, ci sono resti antichi della Como pre-romana, appartenenti alla villa romana dietro il cantiere»: è la segnalazione, senza firma, pervenuta in questi giorni, con l´anticipazione di prossimo evento: «I due ecologisti raccoglieranno le firme al Tempio Voltiano il 30 maggio con l´aiuto degli artisti di strada per demolire il palazzo in costruzione e trasformare l´area in un parco giochi per bambini». Forse sarà l´occasione per attribuire un nome e una faccia a chi si trincera dietro l´anonimato e ad un volantino scritto in stampatello maiuscolo che adombra abusi. La storia di Como e della sua civiltà sopraffatta dal cemento armato?
«E´ tutto sotto controllo della Soprintendenza ai Beni archeologici della Regione Lombardia – premette il progettista del condominio, l´architetto Dario Valli - l´intervento non tocca reperti archeologici. Tant´è che il progetto è stato stralciato: prevedeva un parcheggio a due piani interrati in una zona in cui è alto il fabbisogno di sosta. Avrebbe interessato i reperti e quest´opera non verrà eseguita. I parcheggi saranno a raso». Ma che cosa c´è, nel sottosuolo?
«La Soprintendenza ha individuato un tratto di muro di circa 2 metri, non ancora datato. Non è stato toccato, è ancora sepolto – prosegue l´architetto – in sostanza, la nuova costruzione occupa l´area dove sorgeva Villa Terragni, non interferisce con l´area dove si trovano i reperti.
Tra l´altro, un esperto della Soprintendenza abita a pochi passi dal cantiere e sta seguendo i lavori».
Il progettista fa presente che sono state rispettate tutte le procedure, a cominciare dalle indagini con il georadar e sono state ottenute regolari licenze per abbattere la villa e ricostruire un condominio di quattro piani, sette appartamenti, grandi balconi, una volumetria complessiva di 3.000 metri cubi per 1.200 metri quadrati circa. «Abbatterlo? Non ci sono i presupposti per un abbattimento forzoso», osserva.
I lavori procedono: sono iniziati nel mese di febbraio, in capo all´impresa Com.er di Sondrio ed è verosimile che il rischio archeologico sia stato calcolato. Il cantiere è infatti al confine con il portico della villa romana risalente al periodo tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo che venne alla luce nel corso degli scavi per la costruzione dell´asilo di via Zezio.
Esattamente, si tratta della base del portico, ora protetto da apposita tettoia pare in plexigas e lascia intendere una villa importante, ricca, dominante in quella che doveva essere già la zona residenziale nobile della città, verso le colline. Non è dunque difficile supporre che altri resti giacciano nei pressi, locali, pareti, muri di contenimento del terreno e del resto, gran parte di Como è un giacimento stratificato nei secoli, in centro, semicentro e periferia.
Quel mosaico scoperto nel 1947 Non si conoscono ancora la natura e l´appartenenza dei reperti individuati dal georadar nel "sito archeologico" ancora sepolto di Via Zezio.
Per valutarli, datarli ed attribuirli, si rendono necessari veri e propri scavi ai quali è interessata pure la società Archeologica Comense, custode del patrimonio antico e memoria di tutti i ritrovamenti. Ma già nel 1947, quando fu costruita Villa Terragni, fu ritrovato un mosaico a tessere bianche, probabilmente pavimento della villa romana, un pezzo scomparso, forse rimasto dov´era, forse portato altrove. Negli anni ´70, nel corso degli scavi per l´asilo, fu ritrovato il portico della villa romana, insieme ad una piccola Venere di bronzo conservata al museo. Intorno alla zona archeologica, tante case e palazzi: chissà se pure loro sono appoggiati su giacimenti archeologici...
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