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6 Maggio 2009 ARCHEOLOGIA
Barry Fell Liutprand.it
IL NAUFRAGIO D´UNA NAVE EGIZIA O LIBICA ALL´ISOLA DI PITCAIRN nel sec. III a.C., o diversi secoli prima?
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Ruth K. Hanner di Kauai (Hawaii) mi ha trasmesso una copia di un´iscrizione rupestre dell´isola di Pitcairn, pubblicata da Taylor (1870). Ai tempi della scoperta si cercò di decifrarla, ma senza risultati significativi, per la scarsa conoscenza dei geroglifici di quel tempo. L´iscrizione è stata successivamente danneggiata gravemente dagli isolani, nel tentativo di rimuovere le lettere, per venderle ai turisti. Dai tempi di Taylor, l´iscrizione non è più stata studiata.

La trascrizione di Taylor mostra che il linguaggio è egiziano, il dialetto libico, e la lettura scorre dall´angolo in alto a sinistra in una spirale oraria sino all´angolo in basso a sinistra, poi obliquamente verso il centro lungo una sezione sottolineata. Iscrizioni a spirale si trovano nelle isole del Mediterraneo adiacenti alla Libia. Le lettere sono di due tipi:

1) Geroglifici monumentali del tipo egizio standard, qui utilizzati nel sistema abbreviato, come accade per esempio nelle steli di Ramses III, in cui il determinativo sostituisce l´intera parola. Ad esempio la prima lettera, l´arco pedet, indica una ciurma, generalmente composta di mercenari stranieri.

2) Segni sillabici libici simili a quelli delle iscrizioni numidiche del sec. II–I a.C.

La parte sottolineata è, come indicano i geroglifici che la precedono, una citazione da una scrittura; essa è in lettere libiche, con le vocali aggiunte mediante punti, come se ne trovano nelle iscrizioni di Giava in Polinesia, e simili a quelli usati in India durante il sec. III a.C., come nelle iscrizioni di Ashoka. L´epoca di Ashoka corrisponde a quella di Tolomeo III e si sa che navi egiziane salparono per l´India in quel tempo. È possibile quindi che l´iscrizione di Pitcairn sia coeva, databile forse intorno al 250 a.C.

Se tale supposizione è corretta, la visita avvenne circa 600 anni prima della principale migrazione di coloni Maori da Giava alla fine del sec. IV d.C.

[foto1] Il disegno dell´iscrizione fatto da Richard Taylor (1870), da leggersi da sinistra in alto a spirale oraria, sino a sinistra in basso, poi lungo la linea diagonale sino a terminare in alto a destra.

[foto2] Testo rettificato, in geroglifici standard monumentali e segni sillabici libici, con valori fonetici.

Le radici equivalenti della moderna lingua maori sono (nell´ordine sopra esposto):

1. Putere pone hau natu, uta, tua (matou), Tu–pu–na Manu nono.

2. Tua (matou) Ra, mono tuhi: "Mira ra, ke".

Letto in egiziano, la traduzione è:

La nostra ciurma, naufragata in una tempesta, è approdata a terra, grazie a Dio. Siamo gente della regione di Manu. Adoriamo Ra in accordo con la scrittura: "Crediamo al Sole e gli diamo voce".

Letto in maori, la traduzione è:

La nostra nave si è trovata in difficoltà in una terribile tempesta, siamo approdati ed abbiamo offerto oblazioni. Proveniamo da Manu. Offriamo sacrifici a Ra in accordo con quanto si canta nella scrittura: "Onora il Sole e gridalo forte".

Le iscrizioni spiraliformi caratterizzano i documenti più antichi dei Popoli del Mare e dai documenti egizi sappiamo che i Popoli del Mare colonizzarono la Libia.

Questa è l´unica iscrizione a noi nota, della Polinesia, in cui il geroglifico monumentale è combinato col più corrente alfabeto sillabico libico (o mauro), e la sola iscrizione in cui si trovino i punti vocalici in associazione col geroglifico monumentale.

La frase "Ta–pa–nu M3nw" (siamo gente di Manu) ricorre, in lettere libico–puniche, su un uccello inciso in legno, proveniente dall´Isola di Pasqua, ora conservato nel Museo Americano di Storia Naturale (S 5309). Manu indica gli altipiani della Libia orientale, e la parola è designata dal geroglifico del piccione (M3nw in antico egiziano, manu, uccello, in moderno maori).

Una frase simile alla citazione strutturale, ma in cui da–ra (raggi del sole) si sostituisce a Ra (il Sole), ricorre anche nell´iscrizione della piramide Suku a Giava, scritta in alfabeto sillabico libico.

Sembra qui di trovare un linguaggio formale, legato al culto solare, e rimasto persistente in Polinesia dai tempi dell´Egitto classico sino alla rivoluzione religiosa dei sec. XII e XIII.

Sembrerebbe anche che i primi coloni giunti da Manu fossero gli stessi "Manshune" che, secondo la tradizione, costruirono i grandi templi nelle isole Hawaii. Il termine Manu–hunu significherebbe "pioniere Manu" in moderno maori.

Riferimenti

Rev. Richard Taylor (1870), New Zealand and its inhabitants.