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28 Aprile 2009 ARCHEOLOGIA
Marina Magnani Università di Pisa
Risolto il "giallo" del manoscritto Ricci
tempo di lettura previsto 4 min. circa

E´ la storia di un manoscritto perduto e insieme quella del suo autore, Alessandro Ricci, senese, il primo italiano che all´inizio dell´Ottocento si avventurò in zone inesplorate dell´Egitto e del Sudan raccontando luoghi e popoli sino ad allora sconosciuti. Dopo una "caccia" di quasi duecento anni e dopo circa ottant´anni dall´ultimo avvistamento il giornale di viaggio di Ricci è stato ritrovato. Il merito va al dottor Daniele Salvoldi che ne ha riscoperto una copia lavorando al progetto Rosellini coordinato dalla professoressa Marilina Betrò del dipartimento di Scienze storiche del mondo antico.

Che il diario di Ricci esistesse era un fatto noto, ma le ultime notizie risalivano al 1930. "Si tratta di un rinvenimento eccezionale per l´egittologia– spiega Marilina Betrò – Ricci infatti descrive e disegna siti che solo pochi anni dopo, al tempo della spedizione del 1828-´29 di Champollion e Rosellini, a cui lui stesso partecipò, erano già andati distrutti". Ma se il contenuto del diario di Ricci è avvincente lo è altrettanto la storia che lo circonda.

ricci_tallone.jpgUn giallo da bibliofili. Alessandro Ricci, medico e abile pittore, visita l´Egitto dal 1817 al 1822: l´oasi di Siiwa, il monte Sinai, quindi a sud, l´Africa più profonda, sino alla confluenza del Nilo azzurro con quello bianco, Khartum e il Sennar. Ritornato a Firenze nel 1822 scrive le sue memorie con l´idea di farne un libro. Cinque anni dopo, nel 1827, Ricci è a Parigi e, probabilmente pensando sempre a una possibile pubblicazione, dà il manoscritto a Champollion. Ma il progetto non va in porto, benché Champollion usi il diario per le sue lezioni parigine. A metà degli anni Trenta c´è quindi una svolta: del trio originale dell´impresa egiziana del 1828-´29 resta vivo solo Rosellini. Champallion morirà nel 1832 e due anni dopo anche Ricci, forse per la puntura di scorpione subita al tempo del suo viaggio in Egitto - non a caso nel quadro che ritrae tutti i membri della spedizione, Ricci è raffigurato con il tallone scoperto, una spia dell´incidente avvenuto e della tragedia futura. A questo punto, del diario e dei disegni di Ricci si sa solo che Rosellini nel 1836 ne richiede la restituzione dalla Francia, ma in Toscana non torna niente.

Passano quindi quasi cento anni di buio. Nel 1928 Ernesto Verrucci, architetto di re Fuad I dell´Egitto, trova in una libreria antiquaria al Cairo il manoscritto Ricci, lo compra e lo segnala all´italiano Angelo Sammarco, storico dell´Egitto e autore fra l´altro del volume "L´ opera degli italiani nella formazione dell´Egitto moderno". Sammarco a quel punto raccoglie tutti i documenti che trova su Ricci, ancora una volta con l´idea di pubblicare l´opera completa, giornale di viaggio compreso. Nel 1930 esce quindi un volume che contiene però solo i documenti e una breve ricostruzione della biografia del Ricci. Quindi il progetto, che prevedeva più tomi, si arena di nuovo, forse anche a causa degli eventi bellici che avrebbero travolto tutto il mondo di lì a pochi anni. Sammarco muore nel 1948 a Torre del Greco e le nuove ricerche del diario (che nel frattempo era scomparso di nuovo) non danno alcun risultato.

Lo sguardo del leone. "Io potei in questa occasione osservare quanta sia la differenza che passa fra´l leone libero, e quello che vive in stato di schiavitù: la vivacità dello sguardo, ed i movimenti del primo, non sono in nulla paragonabili con quelli del secondo, il quale ridotto a ricevere dalla mano dell´uomo il suo alimento, sembra, con la tristezza, che ordinariamente contrae, compiangere la perdita della nativa sua libertà." E´ questo uno dei passi del diario di Ricci che oggi possiamo rileggere grazie alla riscoperta fatta dal gruppo di ricerca di Marilina Betrò: la copia rinvenuta da Daniele Salvoldi è sicuramente quella trascritta dallo stesso Sammarco. "Il valore del giornale di Ricci - spiega la professoressa Betrò - sta anche nella ricchezza e nella sorprendente modernità delle sue osservazioni: accanto ai monumenti Ricci descrive, quasi con occhio da antropologo, gli usi e i costumi dei popoli che incontra, le tecniche di battaglia degli eserciti, la condizione delle donne e persino quella degli animali. Per questo si tratta di una riscoperta assolutamente eccezionale non solo per l´archeologia." "E a quasi due secoli di distanza – conclude Marilina Betrò - la nostra intenzione è di poterlo finalmente pubblicare".