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21 Aprile 2009 ARCHEOLOGIA
John Hooper The Guardian
I TEMPLARI E LA SINDONE DI TORINO
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Fra le molte accuse contestate ai cavalieri Templari medioevali per giustificare la soppressione brutale dell'ordine vi fu quella di idolatria. Quasi 700 anni dopo, una ricercatrice del Vaticano ha fornito la chiave per indicare che cosa hanno fatto effettivamente, quando erano accusati di adorare l'immagine di un " uomo" barbuto;. Ma si trattava di Gesù. E l'immagine era quella della Sindone oggi conservata a Torino, che i cavalieri hanno custodito per più di un secolo. In un articolo pubblicato ieri dal quotidiano del Vaticano, L'Osservatore romano, una storica, Barbara Frale, ha detto d'aver trovato la "chiave" mancante; la connessione tra i Templari e la Sindone, cercando attraverso i documenti non pubblicati degli Archivi segreti della Santa Sede. C'era il resoconto dell'iniziazione nel 1287 di un giovane francese, Arnaut Sabbatier. Gli fu " mostrata una lunga fascia di tela su cui era impressa la figura di un uomo e gli fu detto di adorarla, baciando tre volte i suoi piedi";. La teoria che i Templari fossero i custodi della Sindone è stata proposta in primo luogo nel 1979 da uno scrittore britannico, Ian Wilson. Ma è rimasta un argomento di polemica da allora. La lunga striscia di panno, con l'immagine del corpo di un uomo, è conservata a Torino a partire almeno da 1357, quando vi fu portata dalla vedova di un cavaliere francese. Si sa che una simile reliquia era adorata a Bisanzio - ora Costantinopoli - e che sparì da là durante il sacco della città da parte dei Crociati nel 1204. Ma non è stato dimostrato mai che si trattasse della stessa Sindone. Frale ha detto che i Templari avrebbe roavuto motivi potenti, sia per la protezione e la conservazione della Sindone, sia per mantenerne l'esistenza segreta. L'ordine dei Templari rischiava di trasformarsi in in un rifugio per gli eretici che negavano che Gesù fosse completamente un essere umano e la Sindone ha offerto la prova del contrario. Ma il papa ai tempi della caduta di Bisanzio aveva ordinato la scomunica di tutti quelli che erano coinvolti nel saccheggio e un Concilio della chiesa successivamente vietò il traffico delle reliquie.