Uscirà nelle librerie il prossimo 10 giugno, ma è già reperibile su Internet, il nuovo volume dello studioso bergamasco Adriano Gaspani Astronomia e antica architettura sull´arco alpino (Priuli e Verlucca editori, pp. 144, 24, 50 euro), che analizza lo stretto rapporto tra i siti lasciatici dalle popolazioni antiche e la loro conoscenza dei cicli astronomici, fondamentali nella disposizione delle pietre e nell´orientamento delle strutture che ne derivarono. Tra le varie costruzioni litiche e megalitiche analizzate nel libro, Gaspani si sofferma anche sull´abitato di Comum Oppidum della Spina Verde a Como e sulle strutture fortificate della Valle Intelvi, siti già da lui studiati negli anni passati.
Il ricercatore dell´Istituto Nazionale di Astrofisica dell´Osservatorio Astronomico di Brera analizza il simbolismo cosmico degli antichi e le tecniche di misurazione del tempo da loro adottate, con particolare attenzione all´arco alpino.
Partendo dall´analisi dei reperti lasciatici, vengono indagate, dai punti di vista archeologico, storico ed astronomico, le antiche popolazioni alpine, che già si preoccupavano di darsi risposte relative alla loro origine, al destino e al mondo che le circondava, mediante un uso rituale e simbolico delle osservazioni astronomiche.
Studi accurati, condotti con le più moderne tecniche di rilevamento e di georeferenziazione, hanno, infatti, mostrato come l´osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici fondamentali, evidenziati dal Sole, dalla Luna e dalle stelle, abbiano condizionato in maniera determinante sia il modo di disporre le pietre sia l´orientazione delle strutture, rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.
Non esula da tale teoria il castelliere di Monte Caslè a Ramponio, progettato tenendo conto, oltre che dell´orografia, anche di alcune direzioni astronomiche importanti durante il periodo di frequentazione del sito, la cui datazione alla seconda Età del Ferro, tra IV e III secolo a.C., in periodo celtico lateniano, ci è consentita dal rinvenimento di stoviglie e resti di vasi lavorati a mano, senza l´uso del tornio.
«La zona fortificata risulta, infatti, astronomicamente orientata – spiega il responsabile del centro di calcolo di Brera - in quanto l´asse maggiore della struttura ovale è allineato verso Sud-Ovest, parallelamente alla direzione del tramonto del Sole al solstizio d´inverno.
Tale orientamento non è il solo rilevabile nel sito: l´asse del castelliere è orientato anche verso Nord-Est, sulla direttrice della levata della stella Arcturus, la più luminosa della costellazione di Boote che, nel periodo di massima cultura degli Elvii, la popolazione locale, era visibile dai primi giorni d´agosto. Questo astro era noto sia in ambito golasecchiano, sia in quello gallico, greco o romano e il suo sorgere era un indicatore stagionale, utile alla pianificazione agricola».
Ma al di là di una funzione calendariale, la geometria astrale del Monte Caslè ha indubbiamente una valenza sacra. È un´iscrizione di Plinio il Vecchio a testimoniare per prima un grande nemeton, denominato «il triangolo religioso della Gallia Cisalpina», formato «connettendo un oppidum con tre massi incisi».
Partendo da questa base, Gaspani ha eseguito alcuni sopralluoghi, durante i quali sono stati georeferenziati, mediante tecniche satellitari, sia il Caslè, sia numerosi massi incisi.
Dagli studi è stato possibile individuare il "triangolo sacro" di cui parlava Plinio, anche se meglio sarebbe dire trapezio, i cui vertici sono il Caslè, il masso di Pian d´Orano e quello di Val Cavrera. All´interno dell´area sacra è posta la roccia di Scaria, in località Pian delle Noci, mentre rimangono all´esterno le tre lastre con coppelle collocate in frazione Scaria, presso la cappelletta di San Giuseppe.
Dall´analisi di massi e rocce coppellati è stato possibile rilevare la presenza di numerose linee astronomicamente significative, che, come sottolinea Gaspani, non possono essere considerate casuali.
Oltre al citato volume, a breve ne verrà pubblicato un altro dallo studioso di Brera, relativo ai suoi i più recenti studi sull´area dei Tre Camini (quella del futuro ospedale Sant´Anna bis), la cui posizione topografica risulta molto favorevole dal punto di vista archeoastronomico: era possibile utilizzare le alture a Sud Ovest di Como, il Monte Croce, il Monte Caprino e il Monte Tre Croci, come punti di collimazione, dietro ai quali erano visti sorgere gli astri che si avvicendavano lungo l´anno solare, permettendo ad allevatori e agricoltori la scansione stagionale dei lavori, ai sacerdoti la gestione del culto. «Tecnicamente tale luogo – precisa Gaspani - è il "punto di stazione". Da esso venivano compiute le osservazioni astronomiche mediante due tipi di traguardi: il primo consisteva nell´utilizzare come "punti di collimazione" alcuni particolari orografici che facevano parte del paesaggio di sfondo visibile da quel luogo, cioè l´orizzonte naturale locale, in modo tale che la levata oppure il tramonto di determinati astri, ad esempio il Sole oppure la Luna, potessero essere osservati in corrispondenza della cima di talune colline, oppure entro le selle formate dalla loro sovrapposizione sul paesaggio di sfondo. Il secondo modo era invece quello classico di disporre opportunamente alcuni punti di collimazione artificiali, quali monoliti, oppure pali di legno, in modo da materializzare gli allineamenti astronomici importanti direttamente nel sito».
Il "Grande Cerchio", dunque, sarebbe uno strumento di osservazione astronomica. «L´osservatore poteva posizionarsi – conclude Gaspani - lungo il corridoio delimitato dai due corsi di pietre periferici e osservare la collimazione degli astri in levata ed in tramonto, utilizzando il palo posto nella buca centrale del manufatto».
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