Possiamo ammirare le satire di Orazio e di Lucilio, ma fino ad oggi non pensavamo certo agli antichi Romani come ai signori della battuta. Ciò sta per cambiare, tuttavia, dopo la scoperta di un libro classico di scherzi. La celebre professoressa Mary Beard, studiosa dei classici, ha portato alla luce un volume di più di 1.600 anni, e dice che esso mostra che i Romani non erano i "pomposi costruttori di ponti, con la toga sempre addosso", come spesso li si immagina, ma un popolo pronto allo scherzo e al riso. Scritto in greco, Philogelos, o "l'amante della risata", è databile al terzo o quarto secolo d.C. e contiene circa 260 scherzi che la Beard dice "molto simili" agli scherzi che usiamo oggi, anche se sono differenti gli stereotipi - il "testa d'uovo", o il professore distratto, è una figura particolare di divertimento, con l'eunuco e la gente con le ernie o l'alito difettoso. "Sono fonte di divertimento anche determinati tipi di stranieri - la gente proveniente da Abdera, una città della Tracia, era considerata molto, molto stupida, quasi stupida quanto le teste d'uovo". Una versione antica dello sketch del pappagallo morto di Monty Python vede un uomo comprare uno schiavo, che muore poco tempo dopo. Quando sporge querela al venditore, si sente dire: " Lui non è mai morto, quando l'avevo io." Lo scherzo favorito di Beard è una versione della storiella dell'inglese, l'irlandese e lo scozzese, con un barbiere, un uomo calvo e un professore distratto che fanno un viaggio insieme. Devono accamparsi durante la notte, e decidono di fare i turni per la guardia ai bagagli. Quando è il turno del barbiere, si annoia, così si diverte radendo la testa del professore. Quando il professore è sveglio per il suo turno, si tocca la testa e dice: "Quanto è stupido quel barbiere? Ha svegliato l'uomo calvo anziché me." " E' una di quelle migliori, " dice Beard. " Ha una piacevole risonanza di identità... molti scherzi giocano ovviamente sulla questione, per noi abbastanza problematica, di sapere chi fossero i singoli personaggi descritti, nel periodo dei romani." Un altro "scherzo di identità" vede un uomo che incontra un conoscente e gli dice "strano, mi avevano detto che eri morto". Dice l'altro "bene, puoi vedere che sono ancora vivo." Ma il primo uomo mette la cosa in discussione, considerando che "l'uomo che mi ha detto che eri morto è molto più affidabile di te".
"E' interessante il fatto che siano scherzi abbastanza comprensibili per noi, mentre la lettura di battute del diciannovesimo secolo mi confonde completamente" ha detto Beard.
Ma si chiede anche se stiamo trovando divertenti le stesse cose che potevano suscitare risa nei Romani. Ha raccontato uno scherzo di questi ad una classe di suoi laureati: ad un professore un amico chiede di riportare dal suo viaggio all'estero due ragazzi schiavi di 15 anni, e lui risponde "benissimo, e se non potrò trovarne due di 15 anni glie ne porterò uno di 30 anni, " e gli alunni l'hanno trovato "troncato, senza nessuna conclusione". "Hanno pensato che fosse uno scherzo sul sesso, equivalente a qualcuno cui viene chiesto di fornire due donne di 30 anni e che risponde: va bene, se glie ne porto una di 60 anni? Ma ritengo sospetto che si tratti di uno scherzo riguardante i numeri - sono i numeri reali? Due volte 15 anni è uguale ad una volta 30 anni? - lo scherzo è innaturale, visto il sistema romano di numerazione, sconosciuto alla nostra realtà quotidiana."
Beard, che ha scoperto il titolo mentre effettuava la ricerca per un nuovo libro al quale stava lavorando, sull'umorismo nel mondo antico, ha precisato che, quando ci raccontano uno scherzo, facciamo uno sforzo enorme per renderlo comunque divertente per noi stessi, o altrimenti ci sembra un fallimento."Stiamo facendo la stessa cosa con questi scherzi romani? Realmente stavano ridendo per le stesse cose di cui ridiamo noi, o per di qualcosa di differente?".
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