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2 Aprile 2009 ARCHEOLOGIA
Martina Zambon Corriere della Sera
Venezia, apre a Ca' Foscari la mostra sull'arte cristiana in Etiopia
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Le impressionanti croci astili in bronzo punteggiano una mostra scommessa che tenta di illuminare un capitolo della storia dell'arte ancora in penombra: l'arte cristiana in Etiopia. Il focus di «Nigra sum sed Formosa. Sacro e bellezza dell'Etiopia cristiana», inaugurata ieri all'università Ca' Foscari di Venezia, è sul «rinascimento etiope», il '400 e '500, in cui pittori veneziani hanno esportato nella terra della Regina di Saba la pittura su tela incrociando, a loro volta, la raffinata arte dell'Impero del Leone.

«Ritrovo a Venezia proprio un leone — ha detto ieri un commosso visitatore d'eccezione, Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, principe ereditario in esilio dal '74 a Roma e discendente della Regina di Saba e di re Salomone— lo stesso simbolo del mio paese ». Dal Cantico dei Cantici che magnifica la mitica Regina di Saba prende il titolo l'esposizione che, per l'ateneo veneziano, segna un punto di svolta nelle politiche culturali. «Questa non è una galleria d'arte né un museo — sottolinea il professor Giuseppe Barbieri, direttore del dipartimento di storia e critica delle arti di Ca' Foscari — è un laboratorio in cui le competenze di studenti, dottorandi e docenti confluiscono in una mostra godibile al pubblico».

Un progetto ambizioso, a partire dal tema scelto, l'arte sacra della cristiana Etiopia, che l'alto livello di tecnologia profusa, anche grazie alla partnership della Banca Popolare Friuladria Crédit Agricole, permette di raccontare i tesori delle miniature e dell'architettura etiope con un ologramma come guida, un iPod touch per orientarsi fra manoscritti, reportage filmati, antichi oggetti liturgici. Cornice dell'esposizione è la sede di Ca' Foscari Esposizioni a Ca' Giustinian dei Vescovi, mille metri quadrati con vista sulla principale ansa del Canal Grande. Apre, così, i battenti, fino al 10 maggio, la prima grande mostra italiana dedicata all'arte millenaria dell'Etiopia. L'esposizione racconta l'unicum religioso e artistico dell'Etiopia a partire dai suoi protagonisti: la Regina di Saba; il Re Lâlibalâ (XII e XIII secolo), da cui prende nome la città santa costruita sulle montagne del Lasta, la «Nuova Gerusalemme». E poi ancora, il re Zar'a Yâ'qob che, nel XV secolo, aprì decisamente alle presenze occidentali; il pittore veneziano Nicolò Brancaleon, detto Marqorêwos (Mercurio), documentato alla corte dei re Eskender e Lebna Dengel fra XV e XVI secolo. Ad accompagnare i visitatori nella mostra allestita a Ca' Foscari sarà il professor Stanislaw Chojnacki, patriarca degli studi moderni sull'arte etiopica, o meglio, sarà il suo ologramma a grandezza naturale presente in ogni sala.

Il filo narrativo si dipana fin dal piano terreno con fotografie, filmati e colonna sonora per arrivare alle acqueforti di Lino Bianchi Barriviera sulle chiese rupestri fatte erigere dal re Lâlibalâ. Scorci e decorazioni di questi edifici sono proiettati sulle pareti delle sale adiacenti al salone d'ingresso, sul cui soffitto, invece, viene proiettato una sorta di rotolo magico con le principali icone dell'arte etiope, in primis le croci astili di squisita fattura che si candidano a diventare logo della mostra stessa. Fulcro dell'esposizone è il Mappamondo di Fra Mauro, capolavoro cartografico della Biblioteca Marciana, concesso, per la prima volta in prestito esterno. Dalla cartografia ai libri, il salone al piano nobile si impreziosisce con codici miniati e rotoli magici. Un'intera sala è dedicata a Nikolaus Brancaleon, il pittore veneziano inviato dal doge in Etiopia nell'ultimo scorcio del '400. In mostra il dittico del Museo etnologico di Zurigo attribuito alla sua bottega. La mostra, già richiesta a Parigi per una seconda tappa, si abbina anche con la futura costruzione, annunciata dal principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, di un museo ad Axum per l'esposizione al pubblico della mitica «arca dell'allenaza» che lì è conservata ma, per tradizione, invisibile a tutti tranne a un singolo custode.

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