Tutto è iniziato da una scoperta sensazionale. Cinque anni fa, nei depositi degli autorevoli Musei Reiss-Engelhorn di Mannheim in Germania, durante alcuni lavori di ristrutturazione, saltarono fuori ben venti mummie di varia origine mai esposte prima. Se ne sapeva molto poco perché i libri d'inventario riportavano solo notizie frammentarie, e addirittura alcuni reperti risultavano classificati come "perdite di guerra". Ma dopo un complesso lavoro di ricerca, le mummie riconquistarono la loro carta d'identità e a quel punto non mancava che farle conoscere al mondo. Ne è nata la grande mostra "Mummie. Sogno di vita eterna" messa a punto dai Musei Reiss-Engelhorn ma che al Museo archeologico dell'Alto Adige di Bolzano, fino al 25 ottobre, trova il suo fiore all'occhiello, ossia la star di tutte le mummie, l'Uomo di Oetzi, meglio noto come Iceman, l'uomo venuto dal ghiaccio, presenza unica anche perché quel corpo disseccato di 5200 anni fa, assassinato da una freccia su un ghiacciaio delle Alpi, non può essere trasportato al di fuori della cella frigorifera appositamente ideata.
Così, tra esemplari di scimmie urlatrici, donne con bambini, uomini delle paludi o estratti dalle torbiere olandesi forse di persone sacrificate, cavalieri ungheresi, sono state raccolte oltre sessanta mummie illustri arrivate da ventisette diversi musei e collezioni europee, ciascuna accompagnata da reperti adatti a evocare i diversi ambienti naturali e le differenti civiltà, per un totale di 150 oggetti esposti lungo un percorso dotato di dodici installazioni multimediali a documentare i più recenti risultati scientifici.
Un'occasione per affrontare un suggestivo viaggio nel fenomeno della mummificazione, che grazie a piccolissimi dettagli preservati dal corpo può rivelare informazioni preziose su culture dell'epoca, sull'ambiente, su usi e costumi, anche sulle malattie, come il caso di una mummia ungherese di appena duecento anni fa che conserva il batterio della tbc.
L'allestimento, che ha completamente rivoluzionato il Museo archeologico, propone mummie umane e animali provenienti da tutto il mondo, alcune mummificate in condizioni naturali, come quelle trovate in paludi, seccate dal caldo o ghiacciate, e altre conservate grazie a processi artificiali. Spiccano nella mostra alcune mummie sudamericane, come la precolombiana Chancay, con le braccia e le gambe incrociate e che in base alle ultime analisi sembra tenere in ogni mano un dente da latte. Importanti anche le mummie di palude ritrovate in Olanda, tra cui quella dalla palude di Exloërmond, datata tra il IV e il II secolo a. C., e la donna trovata nella torbiera di Zweeloo, risalente al II-III secolo d. C.
Non possono certo mancare le mummie egizie come il visir di Tebe Imhotep, proveniente dai depositi del Museo delle Antichità Egizie di Torino, restaurato per l'occasione ed esposto insieme a una parte degli oggetti rinvenuti nella tomba, accanto al sacerdote Nes-pa-kai-shuti, col suo splendido sarcofago. Ma ci sono anche corpi mummificati ritrovati quindici anni fa nella cripta di Vàc in Ungheria, oltre a mummie asiatiche.
Alla mostra è abbinato anche un ricco programma di incontri con esperti, oltre a laboratori scientifici e visite guidate a tema. In contemporanea, dal 19 al 21 marzo, all'Accademia Europea di Bolzano si incontreranno studiosi di mummie da tutto il mondo per il primo convegno mondiale dedicato al tema "Mummie e scienze della vita".
Notizie utili - "Mummie. Sogno di vita eterna", fino al 25 ottobre, Museo Archeologico dell'Alto Adige, via Museo 43, Bolzano.
Orari: martedì-domenica, 10 -17:30, lunedì chiuso.
Ingresso: intero €9, ridotto €7.
Informazioni: 0471-320100.
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