Il ventre della Cattedrale è rigonfio, di storia e di inquietudine. Il Duomo di Benevento, novello vaso di Pandora, una volta scoperchiato, ha elargito innumerevoli reperti archeologici, assieme a collisioni e polemiche. La speranza della valorizzazione culturale, avverando la mitologia, per ora giace sul fondo. Per alcuni sarà ricoperta per sempre, per altri diverrà
patrimonio comune e fruibile.
Il 22 dicembre scorso, la Soprintendenza al ramo e l´Arcidiocesi beneventana hanno sancito, per il 31 dello stesso mese, la fine degli scavi archeologici della Cattedrale, intrapresi nel maggio del 2005 e giunti al 70% della superficie da indagare, fino a ulteriori finanziamenti. Il personale tecnico e scientifico della Soprintendenza accederà comunque in Cattedrale per completare i rilievi sino al 31 gennaio 2009. Successivamente, potranno cominciare i lavori di posa del pavimento sopraelevabile e ispezionabile. La realizzazione esecutiva della valorizzazione dei reperti archeologici, già ammessa a finanziamento regionale, sarà oggetto di valutazioni successive. Le parti solleciteranno i vari enti deputati ad avere ulteriori fondi per il completamento degli scavi.
Correva il maggio del 2005 quando il progetto della Curia di ripavimentare il Duomo, dotandolo, al contempo, di un nuovo impianto di riscaldamento, fu bloccato dal rinvenimento di giacimenti giudicati di straordinario interesse dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. La Curia, proprietaria dell´edificio di culto, firmò un contratto con la Sosandra srl, società di servizi per i Beni Culturali, uno dei cinque nominativi indicati dal funzionario dell´ufficio beneventano della Soprintendenza, Luigina Tomay. La prima campagna di scavo della Sosandra fu condotta fino al dicembre del 2005.
La società, diretta da Pierpaolo Rossano e dall´archeologo Domenico Camardo, s´avvalse di professionisti specializzati: gli archeologi Ida Iovine, Gianluca Punzo, Maria Laura Iadanza, Gloria Conte e Gianmatteo Matullo. Il rilevatore fu Salvatore Borrelli. Si rese necessario, allora, modificare il progetto di pavimentazione originario. L´architetto Luigi Basile e l´ingegnere Umberto Musco, incaricati dalla Curia, studiarono una pavimentazione che fosse, in qualsiasi momento, sopraelevabile e ispezionabile, viste le esigenze di scavo, approvata dall´allora arcivescovo metropolita di Benevento, Serafino Sprovieri, il 27 dicembre 2005. I lavori di indagine archeologica si bloccarono per tutto il 2006. Non vi erano sufficienti risorse economiche. Ripresero solo nel 2007.
La Provincia di Benevento, con la delibera 728 del 28 maggio 2005, aveva concesso un primo contributo di 147.000 euro. Il 27 novembre del 2006, la Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde (Cariplo) elargì all´Arcidiocesi di Benevento 300.000 euro. Nel frattempo, il Ministero Beni Culturali, grazie a un capitolato speciale per "Edifici di Culto", stanziò un fondo alla Soprintendenza dei Beni Architettonici di Benevento e Caserta, da destinare in parte allo scavo e in parte al restauro del campanile. L´arcivescovo Andrea Magione, intanto subentrato a Sprovieri, richiese alla Rocca un ulteriore contributo di 400.000 euro. Una nota della Soprintendenza Archeologica, protocollo n. 1534/37, assicurava alla Provincia l´esecuzione in tempi brevi dei lavori di scavo, in presenza, però, dei fondi necessari al loro completamento.
Il 30 novembre 2007, la Provincia, con la delibera 772, ha stanziato altri 50.000 euro. Il Comune, pur avendo promesso in precedenza 50.000 euro, secondo il direttore dei lavori, Umberto Musco, da noi interpellato, non li avrebbe poi destinati, facendosi però promotore, presso il Parco Progetti della Regione Campania, di un prospetto per la "Valorizzazione del Complesso archeologico rinvenuto nel sottosuolo della Cattedrale Santa Maria Assunta" (firmato dagli architetti Basile, Franco Bove, dall´ingegnere Musco e, come direttrice scientifica, dalla funzionaria della Soprintendenza Tomay), poi ammesso a finanziamento nell´estate del 2008, per un importo di 2.600.000 euro.
Oggi, per alcuni, pavimentare e, per tale via, ricoprire e rimandare al futuro il completamento degli scavi vuole dire, di fatto, azzerarli. Per altri, invece, il progetto ammesso a finanziamento dalla Regione Campania permetterà, una volta in possesso del denaro, di valorizzare gli scavi, consentendone un accesso sotterraneo, percorribile in gran parte e, per le zone non raggiungibili materialmente, visionabile tramite l´ausilio di telecamere, senza bloccare le attività di culto.
Secondo Gianluca Punzo, coordinatore degli scavi in cattedrale: "Il lavoro di scavo non può essere gettato alle ortiche, rimandandolo, soprattutto ora che si è impegnati a gareggiare per la candidatura all´Unesco. Il pubblico deve poter fruire di quanto realizzato. Perché la gente non deve sapere e vedere come è stato impiegato il denaro? Qual è l´obiettivo di questa città? Continuare a essere zero o fare cultura, nel vero senso e attirare i turisti? Le professionalità ci sono, non bisogna essere del cortile-Benevento. Queste devono arrivare, andar via, ma mantenere assolutamente viva la formazione locale. Se si è deciso di finanziare lo scavo della Cattedrale, si deve fare di tutto per portarlo avanti al più presto. Quel 30% rimanente è fondamentale".
Abbiamo allora chiesto a Mario Pagano, al vertice della nuova Soprintendenza per i Beni Archeologici di Caserta e Benevento, di spiegarci quanto accaduto e così ha esordito: "Il problema è semplice, è finito il denaro. La Curia, dopo aver anticipato i pagamenti, ha necessità di ripristinare la Cattedrale per il culto. Non possiamo stare fermi, in attesa che arrivi il denaro ammesso a finanziamento dalla Regione Campania, si rischierebbe di perdere pure quello relativo alla pavimentazione, devoluto grazie all´8 per mille. Il lavoro da completare è parziale, la gran parte è stata scavata. La mia proposta era quella di lasciare a vista la parte archeologica, sopraelevando la navata centrale. Non è stato possibile, per problemi tecnici e per la volontà della Curia di conservare una cattedrale di impianto tradizionale. E´ stato così studiato un percorso sotterraneo che, partendo dal Museo diocesano, permetta di osservare i ritrovamenti. Il pavimento sarà smontabile per settori. Come Soprintendenza abbiamo chiesto l´impegno della Curia ad agevolare la continuazione, in qualsiasi momento, degli scavi. Se avessimo avuto ulteriori fondi, saremmo stati contrari alla chiusura della campagna di scavi, ma che dovremmo fare? Opporci e tenere i lavori di scavo fermi impedendo la pavimentazione? Il Codice dei Beni Culturali, del resto, per gli edifici di culto ci impone la sinergia e l´accordo con l´Arcidiocesi". Abbiamo, infine, chiesto al soprintendente se dovessimo temere la perdita di parte del patrimonio archeologico cittadino. "Privati no – ha risposto -, ma la fruizione sarà selettiva. Se venisse attuata la valorizzazione come richiesta alla Regione, seppur sotterranea, la città non ha nulla da temere ma solo da guadagnare".
Luigina Tomay, funzionario della Soprintendenza per l´ufficio beneventano ha specificato: "Consapevoli dei disagi dovuti alla chiusura della Cattedrale, abbiamo cercato, dopo soli 6 mesi di scavo, di analizzare e sintetizzare i primi risultati, con la mostra realizzata nel 2007. Ci sarà un lavoro molto più approfondito che sarà pubblicato in sedi di un certo rilievo. Scavare a Benevento dà la possibilità di una lettura stratigrafica molto complessa. Ritengo di aver avuto dei collaboratori eccezionali. Il Comune di Benevento, sia con la passata Amministrazione che con l´attuale, ha investito molto dei fondi europei sul progetto di valorizzazione dei Beni Archeologici. Dobbiamo riconoscerlo. Altra cosa il Museo Diocesano che vive di un suo finanziamento (Por 2000/2006) e che un domani potrebbe essere collegato al percorso sotterraneo della Cattedrale. Questa è importantissima per la candidatura Unesco di Santa Sofia. Nell´individuazione di una zona di rispetto e contorno, il punto di forza è proprio il Duomo. Purtroppo, come Soprintendenza non abbiamo fondi. Nemmeno per il funzionamento degli uffici. Le nostre possibilità di lavorare dipendono solo dall´esterno: Europa e fondazioni".
Abbiamo pure interpellato l´architetto Franco Bove che, oltre ad aver partecipato all´elaborazione del progetto di Valorizzazione, ha predisposto quello relativo all´esecuzione dei lavori di restauro, ampliamento e riordinamento del Museo diocesano. La sua analisi si è incentrata sulla grave mancanza, a Benevento, della nomina di un comitato scientifico preparato: "Si scava da 20 anni, dall´epoca del sindaco Pietrantonio ma, a tutt´oggi, manca una carta archeologica cittadina. Abbiamo speso tanto, i risultati dove sono? Le pubblicazioni scientifiche, poi, si contano sulle dita di una sola mano. Questo, a mio avviso, è inaccettabile. Bisogna smetterla di nascondersi. Quanto emerso in Cattedrale verrà tutelato dal percorso sotterraneo. Siamo, però, ancora in attesa di una sintesi tecnico-scientifica dei lavori che possa definirsi esaustiva".
Ma cosa è emerso, infine? Dal primo opuscolo illustrativo della mostra sugli scavi, per la Soprintendenza i reperti rinvenuti sono ascrivibili alle Età preistorica, sannitica (IV–III sec. a.C.), repubblicana (III-I sec. a.C.) e giungono, con continuità, sino alla Età moderna. In particolare, pare si sia delimitato l'impianto del Foro della città romana (I sec a.C. – I sec d.C.), grazie al ritrovamento nella navata occidentale esterna di una struttura con paramento in reticolato e ricorsi di tegole che delimita un ambiente porticato, con coppia di pilastri in asse.
Ritenuta importante, poi, l'aula rettangolare ritrovata nella navata centrale, con braccio trasversale accennato. Diversi dati inducono a identificarla come la prima chiesa paleocristiana (seconda metà V sec. d.C.), smentendo così la data tradizionale della prima consacrazione della Cattedrale di Benevento nel 600 e confermando invece la retrodatazione della diocesi. La pavimentazione più antica è il mosaico con tessellato bianco, riferito all´impianto altomedievale, così come ascrivibile a tale periodo storico la tomba rinvenuta che risale più indietro nel tempo, quella relativa alla sepoltura 'à logette'. Alla ristrutturazione di Età romanica, si fa poi risalire l'ampliamento dell´edificio da tre a cinque navate.
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