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9 Gennaio 2009 ARCHEOLOGIA
Marco Guidi Il Messaggero
Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci: alla scoperta del Lazio etrusco e sabino
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ROMA - Sergio Rinaldi Tufi, che i nostri lettori conoscono bene, prosegue in un'opera grandiosa e insieme necessaria. Parliamo della collana "Archeologia delle Regioni d'Italia" (l'editore è la Libreria dello Stato, cioè l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il costo di ogni volume è di 60 euro).

L'idea è quella di raccontare, regione per regione, la vicenda archeologica (ma insieme anche artistica e non dimenticando un corposo excursus storico) di ogni regione italiana. Questa volta i due volumi appena usciti sono dedicati uno all'Umbria e l'altro al Lazio settentrionale (per il Lazio un volume solo non basta).

Perché il Lazio settentrionale? Per il semplice motivo che in quella parte della nostra terra sono presenti due delle culture più interessanti dell'antichità, quella Etrusca e quella Sabina. Ecco dunque Francesca Ceci (per la parte etrusca) e Alessandra Costantini (per quella sabina) raccontarci (assieme alla bella scheda dedicata a Veio da Iefke van Kampen) non solo la storia archeologica di una terra meravigliosa, ma anche descriverne ambiente paesaggio, il sistema viario e fornirci una mappa aggiornata dei principali musei della zona. Ovviamente la parte riservata all'opera della dottoressa Ceci è quella più suggestiva. Lì compaiono le grandi città etrusche: Veio, Cerveteri, Tarquinia, Vulci e tutta una serie di abitati minori, ma non trascurabili (Sutri e Nepi per citarne due tra i tantissimi).

Quando si pronunciano nomi come Tarquinia, Cerveteri, Vulci, Veio si va alle origini della bellezza e della storia etrusca. Ma qui c'è qualcosa di più, qui si legge il dipanarsi, lo svilupparsi e il decadere di una vicenda fondamentale per la storia italiana. Poi, cadute una dopo l'altra le città etrusche sotto il dominio di Roma, ecco i centri fondati o ripopolati dai quiriti, ecco la nuova sistemazione del territorio. Si sale su su negli anni fino all'età tardoantica e a quella altomedievale, il cui studio, come giustamente insegnano gli storici, non può essere scisso da quello dell'antichità.

Come si intuisce facilmente la parte dedicata ai Sabini del volume è meno spettacolare. Ma in compenso serve a colmare una lacuna che molti, anche se cultori della materia, di certo hanno. Territorio di confine, territorio di contaminazione culturale la Sabina (terra anche degli Equi e degli Equicoli) presenta singolari commistioni unite a particolarità che sopravvivono a volte fino alla fine del mondo antico.

Un discorso simile si può fare per l'altro volume appena pubblicato, quello dedicato all'Umbria. Opera di Fabio Colivicchi e di Cristiana Zaccagnino il libro, dopo aver tracciato un quadro dedicato all'ambiente e al paesaggio, passa alle vicende storiche e poi si dedica alla parte principale, quella archeologica. Una parte ricchissima, come ricchissime furono le tracce lasciate da tre popoli che precedettero la conquista romana: Etruschi, Umbri e Sabini.. Tre culture, spesso unificate e spesso diverse tra loro. Una, quella etrusca, che si espandeva per una gran parte dell'Italia centrale e con spinte verso sud e verso nord. Un'altra, quella umbra, che arrivava fino all'attuale Romagna. E la terza, quella sabina che, l'abbiamo visto, sconfinava nel Lazio. Tre culture con monumenti insigni, come quelli di Perugia o di Gubbio e Todi e Volsinii. Una terra triplice, unificata da Roma, la cui vicenda conosce continui alti e bassi. Una vicenda seguita fino alla conquista longobarda e al confluire sotto il patrimonio della Chiesa. Un'opera di facile consultazione, che al rigore scientifico unisce la grande leggibilità. E questo è un pregio non comune.