Il 28 dicembre del 1908, uno terremoto e uno tsunami colpirono le coste delle Stretto di Messina, distruggendo intere città e provocando oltre sessantamila morti. La causa dello tsunami è stata a lungo dibattuta, ma finora è rimasta sostanzialmente sconosciuta. La soluzione dell´enigma potrebbe venire adesso da un libro del 1910: "La catastrofe sismica calabro-messinese", un resoconto degli eventi del geografo Mario Baratta, pubblicato dalla Società Geografica Italiana.
La causa sarebbe una frana situata nel tratto di Mar Ionio antistante Taormina e i Giardini Naxos. Lo smottamento è stato individuato da un gruppo di geologi e geofisici delle università Roma Tre e di Messina proprio grazie ai dati raccolti all´epoca dallo studioso.
La scoperta rende ancora più debole una delle ipotesi più discusse finora, secondo cui a provocare terremoto e tsunami sarebbe stato uno spostamento del fondale marino lungo una faglia - ancora sconosciuta - che dovrebbe trovarsi nello Stretto, non lontano da Messina. Ma se è plausibile che l´ipocentro (cioè il punto di origine del terremoto) si trovi in quell´area, non si può dire lo stesso per la causa geologica che innescò lo tsunami. Questo raggiunse infatti Messina tra gli otto e i dieci minuti che seguirono il terremoto. Un tempo molto lungo: con una velocità difficilmente inferiore ai cento chilometri orari, l'onda anomala doveva essersi generata in un punto più distante di quello ipotizzato per l'ipocentro.
Attraverso interviste e questionari distribuiti tra i sopravvissuti alla catastrofe, Mario Baratta era riuscito a definire gli intervalli temporali tra l´arrivo del terremoto e quello dello tsunami per circa trenta città e villaggi delle coste siciliane e calabresi. Elaborando i dati contenuti nel libro di Baratta e integrandoli con quelli di studi recenti, i ricercatori, guidati da Andrea Billi dell´Università di Roma Tre, hanno convertito i tempi in distanze, attraverso una tecnica di tracciamento delle onde di maremoto comunemente utilizzata in geofisica. La loro analisi, pubblicata su Geophysical Research Letters, ha portato a individuare una grande frana sottomarina a circa cento chilometri a Sud di Messina. Allo stato attuale delle conoscenze, quindi, questa frana è la causa più probabile dello tsunami del 1908.
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